E la manutenzione fa i conti con la crisi «Ma guai a trascurarla»

1 Agosto 2017

Parla Di Pillo, delegato della Confartigianato Abruzzo: per gli interventi ordinari si va dai 250 ai 300 euro l’anno

PESCARA. Lucio Dalla aveva dedicato al tema un intero concept album, dal titolo “Automobili”, a sottolineare il rapporto fra l’uomo e la macchina. Per non parlare delle movie car diventate famose, prime fra tutte quelle di James Bond.
Sognare è bello e non costa nulla, ma al di fuori degli schermi, nella vita reale, la manutenzione di un’auto qualche spesa la comporta.
Quanto, lo spiega Piero Di Pillo, delegato regionale Confartigianato degli autoriparatori.
«Il costo della manutenzione varia in base al modello dell’auto, cambia se cliente si rivolge a un’officina autorizzata o a una generica. Fino a qualche tempo fa, questa differenza si sentiva di più. Oggi anche le case automobilistiche, che avevano perso una grande fetta di mercato hanno cercato di trovare delle soluzioni economiche per fidelizzare il cliente e recuperare il terreno perso. Oggi la forbice si è ridotta parecchio. Quello che fa la differenza è l’utilizzo dei ricambi originali o quelli cosiddetti di concorrenza».
Parlando di un’auto media, si può tentare di quantificare grosso modo la spesa?
«Una macchina comune, di segmento medio, può costare dai 250 ai 300 euro l’anno. Parliamo di manutenzione ordinaria, come cambio filtri, spazzole, olio, lampadine fulminate, calcolando che un guidatore medio percorre 20-25mila chilometri l’anno. Certo il prezzo cambia rispetto alle motorizzazioni».
Ci spiega questo concetto dei ricambi?
«È la differenza che fa il prezzo. Molte volte quelli più economici non hanno gli stessi controlli di qualità e gli stessi materiali di quelli originali».
Ha notato differenze “di genere”, nelle richieste che le rivolgono le donne o gli uomini che vengono in officina?
«La donna porta la macchina e dice che ha una spia accesa e deve fare il tagliando. L’uomo scende un po’ di più nei particolari, e chiede di cambiare filtro, olio, pasticche dei freni, anche se ho notato che adesso anche le donne si sono avvicinate molto ai motori. Del resto ci sono anche uomini che non sanno cambiare la gomma».
Con la crisi, come sono cambiate le richieste dei clienti?
«Ti chiedono lo stretto necessario. Dipende molto dalla persona che hai davanti, dal tragitto che fa con l’auto. Se ci sono le donne che compiono tragitti più lunghi per andare a lavorare, vogliono la macchina in perfette condizioni, e spendono qualcosa in più per evitare di rimanere a piedi».
Che consiglio darebbe agli automobilisti?
«Il consiglio che posso dare è di riservare la giusta cura alla macchina, e rispettare tutti i tagliandi che la casa costruttrice prevede. Non rispettare la manutenzione ordinaria comporta poi danni più onerosi, con il passare del tempo, a parte il disagio di rimanere a piedi. Senza la giusta manutenzione il motore non lavora bene, dura di meno e tira fuori problemi più costosi”».
Fino a quando conviene riparare una macchina? A Cuba, ad esempio riparano fino all’inverosimile…
«L’usanza di riparare la macchina fino all’inverosimile c’era anche in Italia, dove una macchina si teneva almeno per 15-20 anni. Però le macchine di un tempo erano progettate diversamente. In giro ci sono ancora macchine di 40 anni fa che circolano. Quelle di oggi sono progettate per percorrere 300mila chilometri». (an.bag)
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