E lo Scientifico da Vinci diventa “scuola Google”: così si studia con i telefonini

7 Novembre 2015

«Non è reprimendo che si risolvono le questioni, più si fa un uso corretto del cellulare e meno si ha voglia di usarlo in modo scorretto». Il preside del liceo scientifico da Vinci, Giuliano Bocchia...

«Non è reprimendo che si risolvono le questioni, più si fa un uso corretto del cellulare e meno si ha voglia di usarlo in modo scorretto». Il preside del liceo scientifico da Vinci, Giuliano Bocchia (nella foto), è uno dei pochi a lasciare che gli studenti tengano il telefonino con sè durante le ore di lezione. «È chiaro che l’uso è proibito, ma cerchiamo di fare lezione anche con il cellulare. Non a caso, grazie alla sponsorizzazione della CariChieti abbiamo messo la fibra ottica per permettere il contatto diretto con tutti i telefonini e, primi in Abruzzo, c i apprestiamo a diventare una scuola Google, abbiamo appena concluso l’accordo che diventerà operativo entro Natale. In pratica», spiega il dirigente a capo di quasi 1.600 studenti, «Google ci ha concesso gratuitamente tutte le sue licenze educational. Questo significa che ogni ragazzo e ogni docente, me compreso, ha una mail google con cui continuare a dialogare anche fuori dalla classe. Un prof, ad esempio, tramite la lavagna multimediale, la lim, o tramite il suo computer o il suo cellulare, può mandare un compito agli studenti che possono leggerlo e svilupparlo direttamente sul telefonino. Ma questo consente anche a me di comunicare immediatamente e in diretta con tutti i ragazzi della scuola, o solo con le prime, ad esempio. La nostra filosofia è proprio quella di non proibire, pur avendo due o tre casi all’anno di cyber bullismo che affrontiamo mettendo l’aggressore prima di fronte alle sue responsabilità e poi di fronte alla vittima. Ma in questo caso anche il sistema Google aiuta ad avere un sistema di comunicazione sana, che consenta ai ragazzi di entrare in relazione con i prof e il preside per cose serie. Farli studiare con i cellulari», prosegue Bocchia, «significa aiutarli a capire che il mondo virtuale è un prolungamento di quello reale, al contrario di quello che pensano normalmente i ragazzi, e cioè che il mondo virtuale sia un mondo a parte, dove non esistono regole. E poi una scuola che usa gli stessi mezzi dei ragazzi si accorge più facilmente se c’è qualcosa che non va, a cominciare da eventuali video su youtube. Per questo motivo, andiamo periodicamente a fare ricerche di questo tipo in rete». (s.d.l.)