E Mancini licenziato ricorre al giudice

La giunta regionale decapita il vertice della Asl di Pescara: nelle valutazioni anche due zero
PESCARA. Cade un’altra testa dell’ex governo D’Alfonso. Ma Armando Mancini, manager della Asl di Pescara licenziato alle 15 di ieri dalla giunta Marsilio, non ci sta. E porterà davanti al giudice del lavoro di Pescara la delibera voluta dall’assessore alla Sanità, Nicoletta Verì.
È lui ad annunciarlo, mosso da rabbia e delusione, soprattutto per i punteggi che il dipartimento della Salute e Welfare gli ha attributo. Il valore minimo da ottenere, in fase di verifica del 18° mese, doveva essere non inferiore ai 120 punti. A Mancini ne hanno dati 115,90. In particolare, l’Obiettivo Salute, che è determinante per mantenere il posto e non dev’essere assolutamente più basso di 70 punti, è stato per Mancini fatale. Di punti ne ha ottenuti 62,16 per effetto di 2 delle 20 voci risultate assolutamente compromettenti: uno zero assoluto in “appropriatezza e legittimità delle prestazioni”, e un altro zero per la “spesa acquisizione beni e servizi”. Che è come prendere zero al compito di greco al Classico e a quello di matematica allo Scientifico. Ma il manager di centrosinistra licenziato dal centrodestra reagisce rivolgendosi al giudice per contestare proprio quei voti, sui quali, in estate, il Dipartimento gli aveva chiesto le controdeduzioni. Che lui ha fornito, ma non è servito a nulla.
Il nuovo direttore del dipartimento, Roberto Fagnano, ex manager di Teramo voluto in Regione dalla Verì, ha infatti espresso parere favorevole al licenziamento del dg pescarese. Si è trattato del secondo atto di Fagnano, dopo quello che ha determinato gli aumenti degli stipendi dei neo manager di Chieti e L’Aquila. E grazie al via libera del direttore, la giunta al gran completo, perché reduce dall’evento per celebrare i primi 180 giorni di governo, ieri ha approvato la delibera che «conclude il procedimento avviato il 24 giugno dichiarando la decadenza dall’incarico conferito a Mancini nel 2016» e «demanda al presidente Marsilio la formalizzazione della decadenza», con la postilla che suona come avvertimento a Mancini: «Restando impregiudicata ogni eventuale ulteriore conseguente azione anche di natura risarcitoria». Ma il Pd fa quadrato: «La rimozione di Mancini con modalità così violente è la riprova del fatto che questa amministrazione regionale aggredisce con determinazione solo le poltrone e non i problemi degli abruzzesi», così il capogruppo Silvio Paolucci e il consigliere regionale Antonio Blasioli. «Rammentiamo che la Provincia di Pescara, da una ricerca de Il Sole 24 ore sull’indice di salute, si è posizionata seconda dopo quella di Bolzano, toccando livelli mai raggiunti prima. Ciò non significa che non ci fosse ancora da fare, ma sull’onestà e la competenza di Mancini si doveva far affidamento almeno fino alla scadenza del suo mandato (2021, ndr). A lui va il nostro grazie, la nostra piena solidarietà e la convinzione che la sua classe vince l’arroganza con cui si vede rimosso». (l.c.)

