E nel carcere di Chieti si cuciono mascherine

2 Aprile 2020

Sei detenute realizzano 500 dispositivi con carta da forno e tessuti donati dagli agenti penitenziari

CHIETI. Sono quasi 500 le mascherine realizzate dalla sartoria del carcere di Chieti. Al lavoro sulle macchine da cucire ci sono sei detenute nella sezione femminile di Madonna del Freddo che hanno utilizzato carta da forno, stoffe e tessuti vari donati anche dagli agenti di Polizia penitenziaria dell’istituto. Un lavoro di squadra e di gruppo, soprattutto di responsabilità e collaborazione. «Noi detenuti non siamo gli unici a non poter abbracciare i familiari», scrive Emma, «ci sono nelle stesse condizioni tanti agenti giovani o che vengono da lontano».
A Chieti e nel resto delle carceri della regione, intanto, prosegue l’attività per cercare di ridurre il più possibile il numero dei detenuti. Nel carcere di Chieti sono oltre venti le persone uscite, inviate ai domiciliari o presso comunità tipo quella di suor Vera a Brecciarola. Tutto viene svolto con l’obiettivo di rendere il carcere più sicuro e poter applicare l’isolamento sanitario per eventuali casi di positività al coronvirus. L’associazione “Voci di dentro” chiede la «sospensione della pena per tutti coloro che hanno da scontare ancora tre anni di carcere, la scarcerazione di 54 mamme e dei loro 59 bambini attualmente detenuti in 9 istituti e il blocco dei nuovi ingressi per reati minori, pregressi e cumuli di pena».
I dati in Abruzzo aggiornati prima dell’emergenza coronavirus dicono che al carcere di Pescara ci sono oltre 400 detenuti in una struttura che ne può contenere 270; a Chieti oltre 150 detenuti in una struttura che ne può contenere 79; a Lanciano oltre 300 detenuti in una struttura che ne può contenere 230; a Teramo oltre 430 detenuti in una struttura che ne può contenere 250; a Sulmona oltre 450 in una struttura che ne può contenere 303. (c.s.)