E ora l’inchiesta sull’incompiuta di Chieti

18 Settembre 2018

Nuovo filone sul Centro servizi Val Pescara, a Selvaiezzi, dove doveva insediarsi l’organismo

PESCARA. Quello appena concluso è solo uno dei filoni di indagine che la magistratura ordinaria, e la Corte dei conti, riservano a ciò che rimane del Parco scientifico e tecnologico d’Abruzzo. Attualmente, infatti, è in corso un’altra doppia inchiesta per fare luce sulle vicende che riguardano il Centro servizi Val Pescara, 100mila metri quadrati di superficie su cui sorgono due immobili di oltre 6.000 metri quadrati, costati alla fine degli Anni ’80 circa venti miliardi di vecchie lire. In quella struttura di contrada Selvaiezzi, tra Chieti Scalo e l’Asse attrezzato, doveva insediarsi e funzionare il Parco scientifico e tecnologico d’Abruzzo, organismo nato da un’idea del Consorzio industriale Val Pescara, le Università di Chieti-Pescara e L’Aquila, e del Mario Negri Sud. Era il 5 maggio 1993, e il Parco aveva sede all’Aquila. Nel 2006 cessa la natura pubblica del Parco, quando la Regione guidata da Ottaviano Del Turco esce dall’organismo. Segue poi l’abbandono dei consorzi industriali di Teramo e L’Aquila, nel 2007 diventa una società di capitali e passa in mano a consorzi privati. Su quel colosso abbandonato di contrada Selvaiezzi, indagano la procura di Chieti e la Corte dei conti. È stata quest’ultima ad avvisare la Regione Abruzzo affinché si desse da fare per tornare in possesso degli immobili dimenticati che, dopo una serie di stravolgimenti societari, sono finiti ad una società per azioni nata dopo la fuoriuscita della Regione. Ma la diffida della Regione è rimasta senza risposta. Il 23 luglio scorso, Carabinieri e Guardia di Finanza effettuano un sopralluogo nella struttura.
Risale al 2011 l’inchiesta della Procura della Repubblica dell’Aquila sul progetto “Giovani innovazione”, nell’ambito della quale vengono indagate 39 persone. In primo grado, sempre in relazione ai corsi di formazione, la Corte dei conti lo scorso dicembre ha già condannato due ex amministratori a risarcire 163mila euro.