E per la sede della Regione in 15 sotto accusa per abuso

10 Gennaio 2017

PESCARA. Al vaglio oggi del giudice per le udienze preliminari Gianluca Sarandrea c'è anche la vicenda giudiziaria riguardante la City, la struttura che si trova nell’area dell’ex fornace Tinaro...

PESCARA. Al vaglio oggi del giudice per le udienze preliminari Gianluca Sarandrea c'è anche la vicenda giudiziaria riguardante la City, la struttura che si trova nell’area dell’ex fornace Tinaro sulla Tiburtina che dovrebbe ospitare la nuova sede della Regione. Un’operazione da 42 milioni di euro – locazione con opzione d’acquisto – finita sotto la lente d'ingrandimento dei sostituti procuratori Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio. Quindici gli imputati, accusati, a vario titolo, di abuso d’ufficio e abuso edilizio, per i quali i pm chiedono il processo. In particolare, sono imputati l'ex sindaco Luigi Albore Mascia e l'ex assessore comunale, Marcello Antonelli, che devono rispondere entrambi di concorso in abuso d'ufficio; l'imprenditore Marco Sciarra, legale rappresentante della società Iniziative Immobiliari Abruzzese; l'amministratore unico della società Imar Costruzioni, il costruttore Giovanni Pagliarone; il direttore dei lavori per le opere strutturali, l’ingegnere Carlo Galimberti; e il direttore dei lavori architettonici, l’architetto Mario D’Urbano, accusati tutti e quattro di concorso in abuso edilizio. Tra le persone coinvolte anche Antonio Sorgi, Carla Mannetti, Gaetano Silverii, Emilia Fino, Pierluigi Caputi, Mario Pastore, Gaetano Pepe, Lanfranco Chiavaroli, Enrico Iacomini: dirigenti del Comune e componenti della commissione tecnica regionale, tutti accusati di abuso d'ufficio. Al centro dell’indagine della squadra mobile, guidata da Pierfrancesco Muriana, e partita da un esposto del consigliere regionale del M5S Domenico Pettinari, c’è la variazione di destinazione d'uso deliberata dalla giunta Mascia. «Con tale atto», recita il capo di imputazione, «si addiveniva al sostanziale ampliamento della destinazione d'uso della sottozona indicata, attestando, contrariamente al vero, che tale variazione non determinasse l'aumento del carico urbanistico e delegavano al privato costruttore la mera attestazione del mancato incremento del carico antropico, pur a seguito dell'edificazione programmata: occultavano il dato che il fine ultimo della variante deliberata fosse volta a consentire la realizzazione di una struttura che per l'incremento differenziale del carico antropico potesse integrare anche un obiettivo sensibile del piano di rischio aeroportuale». (m.v.)

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