«E’ solo una ritorsione»

27 Settembre 2017

L’amico coinvolto da Fantauzzi ribadisce la propria estraneità

PESCARA. Il 58enne di Pescara chiamato in causa da Massimo Fantauzzi per l’omicidio di Antonio Bevilacqua continua a sostenere di essere estraneo al delitto. Ribadisce la sua ricostruzione dei fatti, la stessa fornita nelle ore successive alla morte del giovane rom, quando è stato sentito alla presenza del suo avvocato. E continuerà a mantenere la stessa versione anche in futuro, assicura il legale.
L’uomo è uno dei testimoni che ha portato all’identificazione di Fantauzzi e all’emissione dell’ordine di arresto nei suoi confronti per omicidio volontario. E proprio per questo, dice l’avvocato, Fantauzzi si sarebbe sentito «tradito» e avrebbe attuato «una sorte di ritorsione» nei suoi confronti, testimoniando contro di lui di fronte al giudice per le indagini preliminari. «Però non ci sono i presupposti», dice l’avvocato, e saranno «i testimoni, quelli che si trovavano nel locale, a cancellare totalmente le dichiarazioni» del killer.
Il 58enne assicura, attraverso il legale, che quella notte «non ha avuto alcun diverbio, con nessuno. E nessuno lo ha infamato, come potranno confermare le persone presenti quella sera» tanto più che lui e Bevilacqua non si conoscevano neppure mentre c’è una conoscenza, da tempo, con l’uomo che era in compagnia del rom. «E potrà chiarire che la parola, “infame”, non era diretta al 58enne». Sostiene, tra l’altro, di «aver fatto di tutto per evitare una disputa più accesa nel locale, portando Fantauzzi a casa. E gli ha detto di andare a dormire, dandogli appuntamento al giorno dopo. Poi è tornato al pub, con gli stessi vestiti di poco prima, a volto scoperto e senza armi». Lo ha fatto solo per pagare il conto. L’uomo «non sa niente» delle mosse successive di Fantauzzi, che è tornato nel locale e ha sparato. Prima di entrare in azione, «si è cambiato, per non essere riconosciuto», cambiando pantaloni corti e maglietta con pantaloni lunghi e giubbotto.
I due si sono ritrovati davanti al locale quando Fantauzzi, con il volto coperto e armato, ha «scansato l’amico, come a voler passare», poi è entrato e ha sparato. Il 58enne «non sapeva niente del fucile. Non immaginava di poter incontrare di nuovo Fantauzzi. E poi, che motivo aveva Fantauzzi di sparare per conto dell’altro? ». (f.bu.)
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