E sul pasto in bianco l’assessore Santilli ammonisce i genitori

3 Ottobre 2019

PESCARA. Oltre alle nuove regole per migliorare la catena del soccorso a scuola, i delegati della commissione mense cittadina hanno chiesto ieri mattina al Comune anche l’aumento dei componenti in...

PESCARA. Oltre alle nuove regole per migliorare la catena del soccorso a scuola, i delegati della commissione mense cittadina hanno chiesto ieri mattina al Comune anche l’aumento dei componenti in rappresentanza dei genitori, almeno uno per istituto, mentre il consigliere dell’Udc Massimiliano Pignoli ha sollevato l’attenzione sulla possibilità di concedere una maggiore flessibilità alle famiglie per consentire loro di richiedere il pasto in bianco al posto del menù tradizionale.
«Alcuni genitori si sono lamentati», ha detto Pignoli, «perché la ditta non consente più di chiedere la pasta in bianco per quei bambini che, per esempio, non mangiano pesce, carne o alimenti con sostanze non tollerate dall’organismo. Siamo alle prime settimane di scuola, ma credo che si debba regolare meglio la questione».
Come ha illustrato il vicesindaco Gianni Santilli, c’è una differenza tra il pasto in bianco e la dieta in bianco. Il primo, infatti, prevede una sola portata in bianco, generalmente un primo piatto di pasta o di riso condito solo con olio. La dieta in bianco, invece, è un menù speciale che deve essere somministrato al bambino in caso di malessere o indisposizione temporanea di qualche giorno. Nel primo caso non c’è bisogno della prescrizione medica, ma il pasto in bianco può essere prenotato tramite una comunicazione scritta, consegnata dai genitori all’istituto scolastico. Invece per la dieta in bianco è necessario portare il certificato del pediatra.
«Il pasto in bianco non deve essere una consuetudine», ammonisce Santilli, «magari semplicemente perché quell’alimento non piace al genitore». «I menù sono costruiti secondo le linee guida del ministero della salute», sottolinea la responsabile del servizio mense del Comune Enrica Di Paolo, presente all’incontro con la dirigente Luciana Di Nino, «in base alla fascia di età e anche alla stagionalità dei prodotti. Sono inoltre vidimati da più di una Asl e dal Sian. Ogni volta che ci chiedete variazioni in base alla gradibilità o a difficoltà a ingerire gli alimenti bisogna rivedere ogni passaggio. Nell’ultima commissione, ad esempio, ci sono state sottoposte criticità sulla polenta, sulla macedonia e sulla frutta con la buccia. Le stiamo analizzando, ma la mensa scolastica», conclude la dirigente, «va distinta da un ristorante». (y.g.)
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