E Yelfry sta migliorando: inizio a sentire le gambe

16 Settembre 2022

PESCARA. Comincia a sentire le gambe dopo cinque mesi di riabilitazione in ospedale. La speranza di tornare a camminare si riaccende per Yelfry Rosado Guzman, il cuoco 23enne, chietino, originario di...

PESCARA. Comincia a sentire le gambe dopo cinque mesi di riabilitazione in ospedale. La speranza di tornare a camminare si riaccende per Yelfry Rosado Guzman, il cuoco 23enne, chietino, originario di Santo Domingo, rimasto ferito lo scorso 10 aprile dai colpi di pistola sparati contro di lui da Federico Pecorale nel locale di piazza Salotto dove il giovane stava lavorando.
Oggi Yelfry è sostenuto da «una fede incrollabile» e «una forte volontà di farcela», riferisce mamma Melani che lo va quotidianamente a trovare nella clinica di Sulmona dove è ricoverato da maggio. «Mi dice sempre, ce la farò perché voglio tornare a casa ad abbracciare mio figlio». Il bimbo, 3 anni, videochiama il papà ogni giorno e con poche paroline gli infonde un coraggio straordinario: «Ti devi curare papi, noi ti aspettiamo».
Quando gli capita di ricordare i fatti accaduti quella domenica delle Palme, e di ripassare nella mente l’immagine dell’uomo che lo ha ferito quasi mortalmente scaricandogli addosso cinque colpi di pistola perché riteneva insipidi gli arrosticini che gli aveva appena servito, Yelfry ha un solo, costante pensiero: «Perché lo ha fatto? Voglio solo sapere perché. Ora siamo solo due anime rinchiuse tra quattro mura». Per il giovane, il tempo si è fermato a quel 10 aprile, quando, per quegli spari, ha smesso di camminare. Ma oggi dice: «Ci sarà un motivo se Gesù mi ha lasciato vivere».
Le giornata dell’ex campione di pugilato che nel tempo libero lavorava come addetto alla sicurezza in un locale di Chieti, è scandita da sei ore di riabilitazioneo. «Il resto del tempo», rivela ancora la madre, «lo impiega a leggere la Bibbia, a chattare e a parlare al telefono con gli amici che non lo lasciano mai solo. In ospedale ha fatto amicizia con tante persone. Si impegna tantissimo in palestra, il suo terapista lo aiuta in tutto. La ginnastica gli sta facendo bene, comincia a sentire le gambe, in diverse zone sopra il ginocchio e questo gli sta ridando gioia e speranza. Mio figlio è determinato a tornare a camminare. Ogni sera gli inviamo i vocali delle nostre preghiere per fargli sentire la nostra vicinanza. Certo», prosegue la madre, «è stanco di stare chiuso. Cinque mesi sono lunghi in un ospedale, è un ragazzo vitale, gli manca uscire e divertirsi, la sua vita di prima tra lavoro, sport e famiglia. Ma ha una forza da leone. Non sappiamo quanto dovrà rimanere in clinica, ma forse ci dovrà restare tutto l'anno».