Ecco a cosa serviva la commissione

I sindaci: «Ci chiedevano solo il parere sulla chiusura di Vado di Sole»
PESCARA.
Che fine ha fatto la commissione valanghe di Farindola istituita nel 1999 dall’allora sindaco Antonello De Vico? E soprattutto, perché dopo il 2005 non si è più riunita?
Interrogativi che si fanno ancora più pressanti dopo la pubblicazione di un verbale di commissione che già nel 1999 disponeva, come si legge, di «provvedere con adeguata segnalazione a evitare soste di mezzi, persone, animali e cose in prossimità del piazzale di sosta Rigopiano», «in modo che se si notassero distacchi e principi di scivolamento, si potranno prendere tempestivamente le dovute precauzioni a garanzia di eventuali calamita». Parole che dopo la valanga del 18 gennaio e le sue 29 vittime mettono i brividi, amplificati da quanto dichiarato al quotidiano la Repubblica, nei giorni scorsi, da uno dei componenti di quella commissione, la guida alpina Pasquale Iannetti: «È stato sottovalutato un rischio noto». E pur rimarcando che l’area colpita dalla valanga del 18 gennaio «è la sella del monte Siella, e lì sotto c’era un faggeto centenario che faceva pensare che non ci fosse mai stata una valanga in tempi recenti», l’esperto di montagna tiene però a rimarcare: «La cosa più grave è che la commissione non è stata riunita nemmeno durante l’emergenza neve cominciata due settimane fa. Qualcuno dovrà spiegare perché l’ha ritenuta uno strumento inutile».
Quel “qualcuno” sono i sindaci che si sono susseguiti dal 1999 a oggi, a cominciare da Antonello De Vico, sindaco per due mandati dal 1995 al 2004 e poi ancora dal 2009 al 2014. «La commissione è stata istituita quando ero sindaco nel 1999», dice rompendo il silenzio che si è imposto dal giorno della tragedia, «ma il tema per il quale era chiamata a riunirsi era, quando nevicava un po’ di più, quello della viabilità provinciale, in particolare del tratto tra Rigopiano e Vado di Sole. Strada che alla fine veniva sempre chiusa, perché la pulizia della strada da parte della Provincia si fermava quasi sempre al bivio di Castelli. Motivo, questo, per cui non era più necessario il parere della commissione valanghe che alla fine, visto che sul tema non c’era impellenza, in sei anni, fino al 2005 si è riunita tre volte».
Nel 2005 il sindaco era Massimiliano Giancaterino, colpito direttamente, con la morte del fratello Alessandro, dalla valanga che si è abbattuta sull’hotel lo scorso 18 gennaio. Ed è proprio lui a spiegare: «Sono stato sindaco dal 2004 al 2009. Nel periodo di mia compentenza la commissione valanghe era un organismo che si riuniva quando dal Meteomonto o dagli esperti della Regione veniva segnalato un rischio valanghe. Ma il tema su cui eravamo chiamati a esprimerci era l’apertura o meno della provinciale per Vado di Sole, che poi tocca le pendici del monte San Vito e non quella del monte Siella dove si è verificata la valanga. L’ultima volta che si è riunita è stata proprio sotto il mio mandato, nel 2005, quando ci furono nevicate copiosissime tanto che per andare in Municipio dovevo aspettare lo spazzaneve che mi veniva a prendere nella contrada dove abitavo». E quanto alle presunte pressioni, ventilate da Iannetti, dell’albergo e di un paio di ristoratori di tenere comunque aperta la strada Giancaterino taglia corto: «L’albergo Rigopiano chiuse nell’estate del 1997 per riaprire nel 2008, e i suoi clienti, anche dopo, andavano per la spa, non certo per le piste da sci di Campo Imperatore. Il rifugio Tito Acerbo era un rudere che fu riaperto nel 2007, nel 2005 non c’era neanche il campeggio e ristoratori come la Tana del lupo stavano aperti solo d’estate. E in ogni caso», conclude amareggiato Giancaterino, «se Iannetti aveva contezza di questo pericolo imminente, perché non l’ha fatto presente alle autorità preposte, sindaco compreso? Se fossi stato cosciente del pericolo come lo era lui, mi sarei accampato davanti al Comune».
E proprio l’attuale sindaco Ilario Lacchetta, in questi giorni nell’occhio del ciclone come primo responsabile della sicurezza sul suo territorio, spiega: «La commissione valanghe è uno strumento per la gestione del rischio. Un organo consultivo chiamato a esprimersi sull’unico tratto stradale considerato a rischio, dal bivio per Castelli, sopra a Rigopiano, fino a Vado di Sole, circa sei chilometri. A un certo punto, però, la Provincia ha iniziato a chiudere quel tratto e basta, com’è successo anche quest’anno,all’Epifania. Una decisione che l’ente prendeva senza chiedere più il parere dellacommissione. Che per questo non si è più riunita». (s.d.l.)
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