Ecco Bubù e Tutucce: in 12 mesi le storie dei marinai del borgo

Il nuovo calendario dell’associazione Borgo Marino racconta uno spaccato della Pescara degli anni Cinquanta
PESCARA. C’è un fascinoso Vincenzo Zucchini, storico capitano del Pescara scomparso cinque anni fa, abbracciato dai tifosi del borgo marinaro. Su un barcone c’è un adolescente Marco Mazza, l’ indimenticato Bubù, insieme ai marinai Benedetto, Narciso e Carmine. Ci sono le mogli dei pescatori di Borgo Marino sud e nord, in gita di piacere, che raccolgono fiori con i tacchi ai piedi. Seduti intorno ad un tavolo imbandito di gustose zuppe di pesce da far venire l’acquolina, ci sono gli uomini del mare in sciopero, tra il 2012 e il 2013, bloccati a terra dal fango del fiume, ma non dalla fame.
Sono alcuni dei tanti protagonisti della edizione 2019 del calendario La Vita del Borgo- Il Marinaio, ideato e curato da Giacomo Fanesi, Antonio Fanesi ed Enrico Spina, dell’associazione culturale Borgomarino, grandi conoscitori delle tradizioni degli uomini e delle donne del borgo marinaro, zone sud e nord.
Il progetto è fortemente sostenuto dall’imprenditore Quintino Paluzzi, titolare delle pescherie Il Delfino dove il calendario viene distribuito gratuitamente in 2500 copie, rintracciabili a Pescara nei punti vendita di via Arapietra, via Battisti, via Fabrizi, via Tirino, via Venezia; a Montesilvano in via Sciesa, a Santa Teresa di Spoltore in via Mare Adriatico. Nel resto della regione, il calendario è distribuito a Teramo, Torre de’ Passeri e San Benedetto del Tronto.
Ogni mese è caratterizzato da una storica immagine, Anni ’50, frutto delle ricerche dei tre autori nelle case della marina. «Sono gli stessi parenti, familiari, amici dei marinai, molti non ci sono più», spiega Giacomo Fanesi, insegnante di discipline nautiche con la passione per le storie del borgo dei pescatori, «che rovistano nei cassetti e nei bauli alla ricerca di foto sbiadite e consumate dal tempo e ce le consegnano». Sono testimonianze «uniche e preziose», che rimangono appese per dodici mesi ad una parete, donate a chiunque ne faccia richiesta.
Il calendario è realizzato su elegante carta seppiata e ogni pagina è corredata, oltre che dalle immagini in bianco e nero, da una ricetta del mese scritta in vernacolo: dalle «raoste a lu uazzette» alle «mazzancolle, risciule, speck e patante». I testi sono rivisitati e corretti dall’esperta di lingua dialettale, Daniela D’Alimonte. Ogni mese dell’anno è caratterizzato anche da una poesia e note vergate da Enrico Camplone.
In prefazione Peppino Gianfagna descrive la dura vita del marinaio «con le mani sul timone segui la rotta, a poppa cali e salpi la rezza e il suo pescato» ma «solo una cosa non puoi comandare e scrutare: l’imperscrutabilità del tuo destino legato al mistero oscuro del tuo mare».
Nel mese di gennaio c’è Aduccia che contratta il pescato con un cliente mentre il figlio Paride armeggia con una scafetta mentre sfumacchia. Nel mese di marzo, Giovanni Di Girolamo, detto “Tutucce”, stringe tra i denti un enorme ago per rattoppare i buchi nelle reti da pesca. Cuciono come bravi sarti anche i marinai Roberto, Nicola e Silvio, foto del mese di aprile. Mentre a maggio Leonello e Nizio, fanno il colpo grosso con le reti strapiene. A giugno, Dante e Alfonso Calafati, rattoppano una barchetta. Altri mesi e ancora tanti volti, anneriti dalla fatica in mare, che raccontano, vite, dolori e gioie di uomini e donne che hanno fatto la storia della marineria pescarese.

