Ecco come cambia il menu sulla tavola degli abruzzesi

La Regione punta sui “Distretti del cibo” con l’obiettivo di ridurre lo spreco Coldiretti lancia una campagna nazionale per il riuso dei prodotti alimentari
Basta muoversi tra gli scaffali di un supermercato o curiosare tra le bancarelle di un mercato di quartiere. Mai come oggi – escludendo naturalmente il periodo di guerra e dopoguerra del secolo scorso quando il cibo proprio non si trovata – si registra un’attenzione così scrupolosa ai costi da parte delle famiglie. E non solo quelle povere. Oggi gli sprechi sono banditi. È ineludibile. Si consuma meno e si sceglie con accortezza e accuratezza. No ai prodotti civetta, acquistiamo solo quello che serve. È partendo anche da questi presupposti che da un lato la Regione ha approvato le linee guida per costituzione dei distretti del cibo, dall’altro la Coldiretti ha lanciato una campagna a livello nazionale per il recupero del cibo e per il riuso.
I DISTRETTI DEL CIBO
Promuovere lo sviluppo dei territori, la coesione e l’inclusione sociale, in modo particolare nelle aree marginali; garantire la sicurezza alimentare riducendo lo spreco di cibo; mitigare l’impatto ambientale valorizzando le produzioni agroalimentari di qualità, incluse quelle biologiche; favorire l’integrazione della filiera dal “campo alla tavola”, anche in ottica economia circolare. Sono questi i principali obiettivi dei distretti del cibo, le cui linee guida sono state approvate dalla Giunta regionale, su impulso vicepresidente con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente. Si tratta di organismi funzionali a creare sinergie tra gli attori del mondo agroalimentare, dai produttori alle associazioni, dai ristoratori agli enti locali, affinché possano cooperare per favorire la crescita e lo sviluppo di filiere e territori.
«È un provvedimento di straordinaria importanza», sottolinea Imprudente, «poiché fornisce precise indicazioni per il riconoscimento dei distretti del cibo, strumenti strategici per intercettare le opportunità offerte dalla politica agricola europea. Un’occasione unica per le realtà produttive della nostra regione che, attraverso la costituzione in Distretti, potranno accedere a bandi nazionali e fondi messi in campo dal Pnrr per realizzare progetti comuni e sinergici».
la cucina povera
Tornano i piatti tradizionali della cucina “povera” sul 73% delle tavole italiane per mangiare bene salvando le tasche, con l’utilizzo di massa e nel quotidiano delle ricette della nonna che consentono di realizzare piatti non elaborati con ingredienti agevolmente reperibili e non particolarmente costosi. È quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Censis su “La guerra in tavola” diffusa in apertura del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato dalla Coldiretti con la collaborazione dello studio The European House-Ambrosetti a Villa Miani a Roma, dove è stata apparecchiata la prima tavola della cucina povera con piatti e ricette che hanno reso grande la cucina italiana e rappresentano l’architrave della sua candidatura a patrimonio dell’Unesco.
i giganti made in italy
Aperto il primo salone dei giganti del Made in Italy, dalla mortadella lunga due metri per 120 chili di peso al maxi provolone da un quintale, dal Primitivo di Manduria da 15 litri al Pecorino Toscano da 20 chili, dai 5 metri di corda di salsicce di Norcia alla Finocchiona di 1,2 metri fino al Salamino d’Abruzzo a forma di “Bastoncino” lungo due metri e mezzo.
cambia il pranzo
Cambia il menu di oltre un italiano su tre, con il 35% dei cittadini che affronta la spesa quotidiana adottando strategie che vanno dalla gavetta in ufficio al taglio degli sprechi fino alla preferenza accordata ai prodotti italiani, riuscendo nella maggior parte dei casi a garantirsi la qualità di quanto mette nel piatto.
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