Ecco come funziona “Immuni” l’app per tracciare i contagiati

Chi vuole, potrà scaricarlo gratuitamente sul proprio smartphone e registrerà tutti i contatti avuti Inizialmente sarà sperimentata in alcune regioni pilota, per poi essere adottata a livello nazionale
PESCARA. Si chiama “Immuni”, serve per tracciare i contatti dei soggetti che risultano positivi al virus ed è uno dei punti chiave della “Fase 2” dell’emergenza Covid-19 messa a punto dal Governo. Sviluppata dall’azienda italiana Bending Spoons, l’applicazione è disponibile per i sistemi iOS e Android.
La scelta è caduta su questa app e non su altre per tre motivi principali: per la sua capacità di contribuire tempestivamente all’azione di contrasto del virus; per la conformità al modello europeo (delineato dal Consorzio Pepp-Pt); perché garantisce l'anonimato e non fa uso di geolocalizzazione. In particolare, “Immuni” esclude un’invasiva soluzione basata su Gps, in accordo con le linee guida europee.
COME SCARICARE
L’APP “IMMUNI “
(GRATIS)
L’app potrà essere scaricata, su base volontaria e gratuitamente, ma per il momento solo dal play store Android e dall’Apple Store per dispositivi iOS. Sarà inizialmente sperimentata in alcune regioni pilota e probabilmente anche nelle sedi di Maranello e Modena della Ferrari, per poi essere adottata a livello nazionale.
LE CARATTERISTICHE
PRATICHE
DELL’APP
L’app, che è stata scelta tra tra le oltre 300 proposte arrivate al ministero dell’Innovazione, sarà composta di due parti. La prima dedicata al tracciamento vero e proprio di tutti i contatti avuti, che funziona tramite tecnologia bluetooth, e l’altra dedicata a una specie di “diario clinico” in cui l’utente possa annotare i dati relativi alla propria salute e la presenza di sintomi compatibili con il coronavirus.
COME FUNZIONA
IL TRACCIAMENTO
DEI CONTATTI
L'app si basa sulla tecnologia Bluetooth low energy (Ble), principio cardine su cui si muove l'Unione Europa, che consente agli utenti di tenere un forte controllo sui propri dati. I contatti avuti con altre persone vengono tracciati, ma restano “bloccati” nello smartphone dell'utente. “Immuni” conserva tutti i dati assegnando un codice identificativo temporaneo, fino a quando non si ha la certezza che la persona che l'ha installata sul proprio cellulare è risultato positivo al tampone del Covid-19.
COSA SUCCEDE
SE L’UTENTE
RISULTA POSITIVO?
A questo punto, il malato può dare il consenso al trattamento dei dati conservati sul proprio cellulare, permettendo di rintracciare le persone con cui ha avuto contatti nei giorni precedenti e ricostruendo la cronologia dei suoi spostamenti. Nessuno dei dati raccolti verrà immagazzinato o diffuso prima che il paziente abbia dato il consenso al loro utilizzo.
Dovrebbe attivarsi in quel momento un “vaglio qualitativo” algoritmico dei contatti, per valutarne la vicinanza e il tempo di esposizione: il risultato è un valore di “rischio contagio” che genera un elenco di persone, che saranno avvertite tramite smartphone.
La notifica contiene un messaggio deciso dalle autorità sanitarie che chiede di seguire il protocollo previsto (isolamento, contattare numeri di emergenza per tamponi).
La trasmissione di questi dati è cifrata per garantire la massima sicurezza e riservatezza.
QUANTO SARÀ
EFFICACE L’APP
DI TRACCIAMENTO?
Secondo quanto dichiarato dal ministro per l’Innovazione tecnologica, la soglia di efficacia dell’applicativo si inizierà ad avere quando almeno il 60% degli italiani l’avrà scaricato e attivato sul proprio smartphone. Trattandosi di uno strumento del tutto volontario e visto che in Italia non tutte le fasce di popolazione hanno adeguata dimestichezza con gli smartphone, il problema principale sarà proprio il raggiungimento di questa soglia di adesione.
Essenziale, per l’efficacia dell’applicazione, anche il buon coordinamento con le autorità europee, per arrivare a una soluzione il più possibile omogenea che consentirà, quando sarà il momento, un più rapido ripristino dei movimenti di persone infra-comunitari. A questo scopo è necessario che tutti i Paesi membri seguano un protocollo condiviso, per gestire le segnalazioni di soggetti positivi o potenziali positivi e che lo sviluppo confluisca in un progetto comune europeo.
QUALI REGOLE
HA STABILITO
L’UNIONE EUROPEA?
L'Europa ha dettato precise regole per le applicazioni di tracciamento dei contatti: assoluto anonimato e niente geolocalizzazione, sì alla tecnologia bluetooth e alla volontarietà. Tutti i Paesi dell’Unione stanno convergendo verso un approccio comune con soluzioni che minimizzano il trattamento dei dati personali. Oltre ai requisiti di volontarietà e interoperabilità tra Stati, già ribaditi, l'Ue si sofferma in particolare sulla tecnologia giudicata più idonea per le app di tracciamento, cioè il bluetooth che deve "stimare con sufficiente precisione" (circa 1 metro) "la vicinanza" tra le persone per rendere efficace l'avvertimento se si è venuti in contatto con una persona positiva al Covid-19.
È GARANTITO
L’ANONIMATO
DELL’UTENTE?
Per mantenere l'anonimato, è previsto che le applicazioni di tracciamento contatti utilizzino un ID (codice d'identificazione utente, ndr) "anonimo e temporaneo che consenta di stabilire un contatto con gli altri utenti nelle vicinanze". In Europa esiste già un progetto che soddisfa questi criteri, su cui stanno convergendo anche Francia e Germania. Si chiama Pepp-Pt (Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing) ed è stato messo in piedi da un gruppo di 130 scienziati e 32 fra aziende e istituti di ricerca di 8 Paesi (tra cui la Fondazione ISI di Torino).

