Ecco gli smanettoni che mettono al sicuro computer e telefonini

Raduno di 480 hacker: «Non siamo ladri di informazioni» E c’è anche chi, dalla passione, ha creato un’impresa
PESCARA. Chi è davvero un hacker? Come possono essere usate le sue abilità di esperto informatico? Per rispondere adeguatamente a queste domande è indispensabile mettere da parte la visione tradizionale dell’attività di «hacking» come intrusione nei sistemi informatici altrui, finalizzata a carpire dati che dovrebbero rimanere segreti. Anzi, questo concetto va rovesciato, accogliendo i principi che stanno affiorando negli spazi del parco dell’ex caserma Di Cocco, in viale Pindaro, dove è in corso da venerdì Moca, una tre giorni di incontri tra appassionati ed esperti del settore organizzata dall’associazione Metro Olografix. Lo spirito di chi sta frequentando il più grande hacker camp d’Italia è di rafforzare i sistemi di protezione informatici, dando un contributo alla sicurezza in Rete, come sottolinea la presidente dell’associazione, Lucia Zappacosta, 36 anni, parlando dell’appuntamento che ha portato a Pescara i maghi del computer di tutta Europa, e non solo, con 160 tende piazzate sui prati e 480 utenti partecipanti registrati.
La kermesse - allestita per celebrare i 10 dieci anni dalla fondazione della Metro Olografix (un centinaio i soci dell’associazione sparsi per il mondo) - ha dato vita a circa 40 conferenze sugli argomenti più disparati, come la crittografia, i Big Data, la privacy, l’anonimato, la sicurezza informatica. Tutti percorsi da «sharare», cioè da condividere con gli smanettoni del Web, e passati al setaccio per cercare di «smontare le cose e vedere come funzionano, con l’intenzione di migliorare i sistemi informatici», rimarca Zappacosta, che già a sei anni dava del tu al computer ricevuto il dono. Tra l’altro, nella tre giorni pescarese che si conclude oggi, è stato presentato un nuovo sistema operativo, Deuan, che raccoglie l’eredità di Debian, realizzato con il supporto di due italiani.
C’è anche chi ha trasformato le proprie capacità di hackeraggio in elementi utili per farne una professione. È il caso di Stefano Piccarelli, un veterano, visti i suoi 48 anni, che durante il camp ha tirato fuori i suoi ricordi di archeologia informatica, ricordando di essersi avvicinato alla tastiera ai tempi del Commodore 64. Piccarelli ha creato la Quantum Leap, a Pescara, che dà lavoro a 12 persone, una società che si occupa di testare i sistemi di sicurezza. Un successo, tanto che Piccarelli, uno dei fondatori dell’associazione promotrice della manifestazione, esorta i giovani, soprattutto quelli disoccupati, a seguire i suoi passi. «Smettete di giocare col computer»: è questo il consiglio che lancia dal parco Di Coco, «e fate in modo che questa attività diventi una professione».
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