Ecco il piano della Regione Che premia Pescara e Chieti

Paolucci: una mega struttura sanitaria condivisa. Con il 118 sistemato all’aeroporto
PECARA. L’Abruzzo può permettersi due ospedali di secondo livello. Stabilire dove sorgeranno, tra Pescara e Chieti oppure L’Aquila e Teramo, dipende dalla legge sulla spending review e dalla volontà politica del governo regionale, in modo particolare dall’assessore alla programmazione sanitaria, Silvio Paolucci. Gli ospedali di secondo livello, super ospedali d’Abruzzo, sono definiti Dea (Dipartimento di emergenza urgenza e accettazione) di II livello. E la legge permette di realizzarne non più di due, per un bacino d’utenza tra i 600mila e 1.200.000 abitanti. Sulla base di questo presupposto, la giunta regionale ha tracciato, con la delibera 576 del 2016, le linee di un programma che ha due date come capisaldi.
I due obiettivi. Dicembre del 2017 è la prima scadenza per creare un super ospedale nell’area Pescara-Chieti; dicembre 2018 è la seconda, per il Dea di II livello L’Aquila-Teramo. Ma tutto ciò avviene mentre scoppia una guerra degli ospedali. Una guerra di campanile nell’area metropolitana Pescara-Chieti che vede contrapposti, da una parte, i primari dello Spirito Santo di Pescara. Medici che ieri hanno ottenuto un consiglio comunale ad hoc, di cui parliamo in un altro articolo in queste pagine, per scongiurare l’ipotesi di diventare subalterni a Chieti. E dall’altra parte Chieti che, attraverso la politica di centrodestra e il sindaco, Umberto Di Primio, da settimane punta i piedi per non subìre lo scippo da parte di Pescara.
Il patto aquilano. In questo contesto, molto delicato, si è inserito ieri anche un altro fatto di cronaca, che crea i presupposti basilari per la realizzazione di due ospedali di secondo livello. All’Aquila (vedere articolo in alto a destra), sono state infatti firmate le convenzioni tra le Asl del capoluogo e Chieti e le rispettive facoltà di Medicina. La condizione principale che permette a un ospedale di diventare Dea di II livello infatti è quella di essere un’azienda ospedaliera universitaria.
La soluzione. Chieti e L’Aquila, quindi, sarebbero in partenza preferite a Pescara e Teramo. Ma la guerra degli ospedali ha spinto la Regione a trovare una alternativa che disinneschi la polemica. Si tratta di una prima soluzione riferita a Pescara e Chieti che premia entrambi gli ospedali. Non penalizza lo Spirito Santo ed i suoi primari né attua lo scippo del policlinico Ss. Annunziata. La soluzione è stata messa nero su bianco nella delibera 576 che prevede la realizzazione di un presidio Pescara-Chieti di secondo livello. Un presidio in cui il primo dei due ospedali mette a disposizione le sue discipline complesse di Neurochirurgia e Chirurgia per politraumi gravi, mentre Chieti offre le sue discipline specialistiche di Cardiochirurgia, Cardiologia, Rianimazione cardiochirugica e Chirurgia vascolare. Si tratta di prestazioni basilari per ambire a diventare Dea di II livello. Che nel caso dell’area metropolitana può sdoppiarsi vista la vicinanza dei due ospedali, nessuno dei quali sarà così depotenziato.
L’ultima mossa. Lo ha confermato ieri al Centro Paolucci che ha anche anticipato il suo piano per risolvere l’ultimo ostacolo sostanziale: la localizzazione della centrale operativa del 118 che, sempre per legge, dev’essere abbinata all’ospedale di II livello. Ma che, nel caso del presidio diviso tra Pescara e Chieti, «sarà localizzata all’Aeroporto d’Abruzzo, punto strategico per dirottare le emergenza a Chieti oppure a Pescara a seconda delle necessità del paziente». Paolucci ha detto che proporrà questa soluzione alla prossima riunione del Crea (Consorzio di ricerca economica applicata alla sanità). Per L’Aquila e Teramo invece c’è ancora tempo. Almeno venti mesi per disinnescare l’altra guerra di campanile.

