Ecco l’apparecchio che distrugge i tumori di cervice e prostata

Il macchinario per la brachiterapia è in funzione da ieri Donato dagli italo-canadesi al reparto di Radioterapia
PESCARA. È pronto all’uso l’apparecchio che distrugge i tumori con potenti e rapidi fasci radioattivi. Si chiama “brachiterapia” il trattamento radiante che colpisce a morte le neoplasie vaginali, della prostata e della mammella, del polmone.
La sofistica strumentazione, operativa da ieri nel reparto di Radioterapia (in cura 600 pazienti l’anno, in prevalenza over 45) al piano meno uno dell’ospedale, è stata donata al presidio sanitario pescarese dalla organizzazione Osj Charities Trust Fund patrocinata dai priorati dei cavalieri di Malta dell’Ordine di Santa Gerusalemme, guidati da Mario Cortellucci, Quinto Annibale e Tony Nalli. Il gesto di solidarietà, compiuto in collaborazione con la Federazione nazionale degli italo canadesi, ha avuto analogo rito all’ospedale aquilano in vista delle celebrazioni per il decimo anniversario del terremoto.
Alla cerimonia di consegna dell’apparecchio, svoltasi ieri mattina nella sala conferenze della direzione sanitaria, ha partecipato il presidente della Regione Marco Marsilio accolto dal direttore generale della Asl Armando Mancini, dal direttore del dipartimento dei Servizi Ospedalieri Vincenzo Di Egidio a cui fa capo l’unità operativa semplice dipartimentale di Radioterapia diretta da Pierluigi Bonfili. Il quale ha spiegato che: «Questo impianto, l’unico sulla costa fino all’ospedale di San Giovanni Rotondo, offre opportunità terapeutiche anche ai pazienti che arrivano da contesti geografici più distanti che fino ad oggi hanno dovuto trasferirsi altrove per le cure», da nord a sud. Dopo la conferenza stampa, a cui erano presenti anche Antonio Maiorano, coordinatore delle attività tecniche dei settori radioterapici e Maria Assunta Ceccagnoli, presidente dell’Ordine dei medici, si è svolta la cerimonia di scopertura di una targa apposta davanti la porta del bunker piombato dove l’apparecchio (del valore di un milione di euro), sarà posizionato insieme ai lettini e le altre strumentazioni che consentiranno di intervenire chirurgicamente sui pazienti affetti da diverse patologie tumorali.
«Si tratta di una tecnica innovativa, efficace e poco invasiva utilizzata per la cura dei tumori» ha esordito Marsilio. Poi hanno proseguito i tecnici. Di Egidio: «È un trattamento che distrugge le cellule tumorali direttamente nella parte interessata senza ledere le aree limitrofi». Un tubicino infilato nelle zone del corpo da trattare, collo dell’utero, mammella, polmoni, prostata, irradia alte dosi di sostanza radioattiva (le unità arrivano da Berlino), gli interventi durano pochi minuti e vanno ripetuti più volte in fasi diverse, a seconda della gravità della patologia. Le operazioni non necessitano sempre di anestetici. Il trattamento si esplicita in quattro modi diversi: da contatto (per le neoplasie della cute), interstiziale (le sorgenti radioattive sono impiantate con aghi); intracavitaria (specializzata per i tumori radiologici) e endoluminale (per il monitoraggio di esofago o bronchi).

