Ecco la torta delle bugie D’Alfonso: la darò ai giudici

19 Marzo 2016

Al governatore il “dono” dei 63 lavoratori, simbolo di promesse non mantenute Poi Luciano s’impegna a consegnare i libri contabili alla magistratura

PESCARA. Arriva e prende in mano la torta finta che i lavoratori dell'azienda Maiella e Morrone gli hanno consegnata per celebrare «tristemente un anno di promesse non mantenute», come hanno scritto i rappresentanti dei lavoratori presenti. E poi, fa sapere, riferendosi al dono appena ricevuto: «La porto in tribunale».

È l'annuncio che ha fatto ieri, a mezzogiorno in punto, il presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, al momento dell'arrivo negli uffici della Regione, in viale Bovio, dove dalle 10 stavano manifestando, in occasione dello sciopero, i dipendenti di Majella e Morrone, l'azienda che gestisce i servizi sociali in sedici Comuni del Pescarese.

«Porterò le carte in tribunale» ha ripetuto D'Alfonso come ulteriore impegno sulla vicenda che vede circa 63 dipendenti della Majella e Morrone, da mesi senza stipendio, riuscendo a strappare anche un applauso, seppur trattenuto, dai lavoratori presenti. Già, poiché la richiesta di portare i libri dell'azienda in tribunale era stata fatta proprio qualche minuto prima, da Gabriele Pasqualone, il delegato della Fiasl, al commissario liquidatore della comunità montana Majella e Morrone, Cinzia De Santis, nel corso di un incontro con i dipendenti dell'azienda che si è svolto, sempre ieri mattina, insieme con Alessandra Tersigni, della Cgil confederale di Pescara, e Stefano Di Domizio, della funzione pubblica della Cgil.

Una mattinata, quella di ieri, contrassegnata tra striscioni e manifesti di protesta, che si era aperta dapprima con una riunione tra alcuni delegati dei dipendenti in sciopero, l'assessore regionale Mario Mazzocca, intervenuto al posto dell'assessore alle Polirtiche sociali, Marinella Sclocco, assente per malattia, e il segretario di D'Alfonso, Claudio Ruffini.

Un incontro interlocutorio, seguito da quello con il commissario De Santis. E poi, ancora, dal confrointo tra alcuni delegati dei lavoratori presenti e lo stesso governatore D'Alfonso. Ora, i prossimi passi prevedono «dapprima la liquidazione della società Majella e Morrone», ha osservato De Santis, «poi un affidamento per i servizi pubblici». In altre parole, ma questo sarà più chiaro nel prossimo incontro convocato tra le parti, che si terrà il 24 marzo, si potrebbe aprire la possibilità di chiamare, per l'affidamento, cinque società, da cui poi sceglierne una che «per due mesi, dal primo aprile, garantirebbe i servizi sociali, e anche la certezza degli stipendi che verranno, mese per mese».

Il tutto, in attesa di una gara a evidenza pubblica – potrebbe essere questa la formula – che affidi definitivamente a un'altra società la gestione dei servizi. Ma, a quel punto, i lavoratori chiederanno che venga inserita una clausola di salvaguardia, ossia che il posto di lavoro, con la nuova società, sia garantito a tutti. Tuttavia, la giornata di ieri ha visto anche un vivace botta e risposta tra maggioranza e opposizione in Consiglio regionale. Al coordinatore della maggioranza di centrosinistra, Camillo D'Alessandro, che in una nota aveva scritto che la situazione di crisi sarebbe da addebitare ai «mancati trasferimenti della precedenza maggioranza, per 23 milioni di euro, a tutti i piani sociali di zona», ha replicato Lorenzo Sospiri, chiamato in causa da D'Alessandro come «parte importante» della precedente maggioranza di centrodestra.

«I lavoratori», ha detto il capogruppo regionale di Forza Italia, «la loro risposta l'hanno data ed è racchiusa in quella torta che hanno consegnato al presidente. Un messaggio chiaro, ossia che la gente non ha più l'anello al naso e che l'epoca d'oro delle invenzioni dalfonsiane è definitivamente finita».

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