«Ecco perché il fiume Saline è una fogna»
Scaburri, club Giamel, parla dell’ inquinamento e dei progetti non eseguiti sul collettore rivierasco
MONTESILVANO. «Nel corso degli anni la foce del Saline, un tempo oasi faunistica del Wwf, si è trasformata in una fogna a cielo aperto. E nessuno interviene». Gianni Scaburri, presidente dell’associazione club Giamel, punta il dito contro l’inquinamento ambientale e accende i riflettori sulla problematica del collettore rivierasco.
«Dagli anni Settanta, proprio alla foce del Saline, esiste l’impianto di triturazione del consorzio di Bonifica, creato per uno sbocco del collettore rivierasco, impianto che in origine partiva da Santa Filomena e raccoglieva le acque bianche della riviera. I liquami venivano poi convogliati nella pompa di sollevamento e quindi depurati» racconta Scaburri. «L’ex sindaco di Montesilvano, Massimiliano Pavone, negli anni Ottanta, durante il suo mandato, consentì a Pescara di collegare al collettore la zona che partiva da piazza Duca degli Abruzzi. Da quel momento, sono cominciati i veri problemi. Tutto è stato scaricato su quell’unico impianto. La popolazione di Montesilvano, però, negli anni è cresciuta in maniera vertiginosa. L’impianto riesce a triturare soltanto una minima parte di tutto ciò che arriva e nel Saline vengono scaricate, di fatto, acque nere».
Tutto questo spiega perché, a giudizio di Scaburri, per il fiume si può parlare di «fogna a cielo aperto. Il presidente di club Giamel aggiunge che quello dello sbocco del collettore rivierasco «è un problema che tutti conoscono, ma nessuno si adopera per intervenire e risolvere. La situazione peggiora ulteriormente in caso di abbondanti precipitazioni: l’acqua piovana si mescola a tutto il resto facendo diventare il Saline uno scarico completo».
Una soluzione, sottolinea, ci sarebbe. «La responsabilità non è da addebitare al consorzio di Bonifica, che fa già miracoli per gestire questa situazione. Esiste un progetto, elaborato proprio dal consorzio, che prevede la costruzione di una vasca in cui diluire la sedimentazione delle acque nere, creando un prolungamento dei tubi, non interrati, fino a cinque miglia dalla costa».
«Perché» si chiede Scaburri, «il progetto non è stato attuato? La foce del Saline non può essere lasciata in queste condizioni. I politici devono agire. Il progetto va eseguito. I fondi possono essere reperiti tramite richiesta di finanziamenti al Cipe, mai fatta. Si tratta di salvaguardia ambientale. I politici devono interessarsene».
Rosa Anna Buonomo
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