Effetto Green pass: meno 7.600 no vax

Brucchi: «L’incremento di vaccinati c’è stato, ma non è abbastanza» E si scopre che il 10% dei sanitari rifiuta le dosi: rischiano punizioni
PESCARA. «Medici e operatori sanitari hanno il dovere di vaccinarsi. Punto e basta». È perentorio Maurizio Brucchi quando gli si chiede dei no vax e, in particolare, di quelli che lavorano negli ospedali abruzzesi. E che ogni giorno sono a contatto con decine di pazienti.
Dall’intervista che pubblichiamo si scopre che il 10 per cento, tra medici, infermieri e portantini, non è protetto per sé e per gli altri. Ma si scopre anche che un effetto Green pass sui negazionisti in genere c’è stato. Tra il prima e il dopo dell’entrata in vigore del certificato verde, come riportiamo nella tabella a destra, si registra un incremento che, in base ai punti di vista, può essere deludete o soddisfacente.
Sono molti oppure sono pochi 7.697 no vax in meno, su 279mila, nel giro di tre giorni? Parte da qui l’intervista del Centro al referente regionale della campagna delle vaccinazioni.
Dottor Brucchi, il certificato verde è diventato obbligatorio per molti luoghi e attività da venerdì 6 agosto. Guardando i dati sulle vaccinazioni negli ultimi giorni, però, sembra che non ci sia stato un eccezionale “effetto Green pass”. Parliamo di 7.697 no vax in meno. Lei che ne pensa?
«Secondo me un incremento c’è stato. Probabilmente, però, non delle dimensioni che ci aspettavamo. Quello che mi preoccupa realmente è che non ho visto un incremento di vaccinazioni nel settore scolastico, in questi primi giorni. Magari nel corso delle prossime settimane i numeri miglioreranno, però è un settore che ci preoccupa».
Si è fatto un’idea sul perché non ci sia ancora stato un grande incremento?
«Resto dell’idea che chi si voleva vaccinare l’ha già fatto. Il Green pass può essere utile per convincere indecisi e ritardatari. Ma i no vax convinti, quelli che ormai ne hanno fatto una questione ideologica, non si vaccinano: neanche le polmoniti da Covid e i tanti morti li convincono».
Quale scenario prevede e si auspica per le prossime settimane?
«L’Abruzzo ha già raggiunto il primo step, cioè quello del 70 per cento dei vaccinabili che ha ricevuto almeno una dose. Ora mi auspico di raggiungere il secondo step, cioè l’80 per cento della platea dei vaccinabili con almeno una dose, entro fine agosto. Al massimo entro i primi giorni di settembre. Poi ci dovremo preparare alla somministrazione della terza dose per tutti coloro che si sono vaccinati per primi (con priorità ai fragili e poi al personale sanitario, ndr). Il vero dubbio da sciogliere, però, riguarda il modo in cui proseguirà la vaccinazione.
In particolare, se e quando verranno chiusi gli hub vaccinali, e dunque se spetterà ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta proseguire con la somministrazione delle dosi di vaccino. È questo il vero nodo da sciogliere».
Quindi lei sta dicendo che agosto potrebbe non essere l’ultimo mese con gli hub vaccinali aperti?
«Abbiamo ricevuto indicazioni dal governo di tenere aperti gli hub vaccinali fino a fine settembre. Il vero tema è cosa accadrà dal 1° ottobre, calcolando che le terze dosi dovranno cominciare ad essere somministrate per forza in quel periodo, per chi si è vaccinato tra dicembre 2020 e gennaio 2021. Io credo che non si possano chiudere tutti gli hub vaccinali contemporaneamente. Mi auguro che la transizione venga gestita in maniera graduale. Un’opzione potrebbe essere quella di tenere aperto un unico grande hub per ogni provincia, e far lavorare i medici di medicina generale e i pediatri. In questo senso mi auspico un passaggio di consegne graduale».
Ma chi, secondo lei, tra medici e farmacisti, avrà un ruolo più delicato nei prossimi mesi?
«I medici sicuramente. Le farmacie poco si prestano alla vaccinazione di massa, anche se adesso stanno facendo un gran lavoro e i numeri ci dicono che stanno vaccinando parecchio. Bisognerà anche capire quali tipi di nuovi vaccini arriveranno: si parla addirittura di un vaccino orale (una pillola, ndr), che potrebbe renderci le cose più facili. Ma io ritengo che serva comunque un gioco di squadra, e che le Asl debbano continuare a svolgere un ruolo di capofila».
Il numero dei cosiddetti no vax, cioè coloro che non hanno ricevuto neppure una dose, è ancora molto alto in Abruzzo. Sono oltre 279mila persone. Che rischi possono portare agli altri e loro stessi?
«I rischi sono soprattutto per loro stessi, perché sugli altri incide poco il fatto che queste persone non si siano vaccinate. Ma ora dobbiamo focalizzarci sugli operatori sanitari che non si sono ancora immunizzati. Le Asl hanno gli elenchi e possono cominciare a prendere provvedimenti: vedremo se e come questo accadrà. Al momento, parliamo di una percentuale di operatori sanitari non vaccinati vicina al 10 per cento del totale»
È un numero decisamente alto. Se la sente di fare un appello per convincere questi suoi colleghi non vaccinati?
«Sinceramente non comprendo le motivazioni dei no vax. Le cose che sostengono non hanno alcun fondamento scientifico. Potrei però giustificare un no vax che non svolge un ruolo in ambito sanitario. Ma gli operatori sanitari devono essere tutti vaccinati. Dalla loro incolumità, e dal loro essere presenti in corsia con un rischio minore di contagio, dipende la salvezza degli altri. Più che un obbligo, nel loro caso è un dovere».
Rendere obbligatorio il Green pass negli ospedali significherebbe introdurlo in un luogo di lavoro. Se vale per i medici, secondo lei dovrebbe valere anche per aziende, fabbriche e uffici?
«Questa è una riflessione molto delicata e importante, perché se si decidesse di introdurre il Green pass in tutti i luoghi di lavoro, allora tanto vale imporre direttamente il vaccino obbligatorio a tutti. In quel caso, sarebbe inutile continuare ad utilizzare il Green pass solo per alcuni settori. In questa fase, invece, sono state individuate alcune categorie e settori prioritari per Green pass e vaccini.
Sui medici, però, il dubbio non dovrebbe esistere: medici e operatori sanitari hanno il dovere di vaccinarsi. Punto e basta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

