Effetto guerra e crisi energetica: la stangata è arrivata nel carrello

Dopo bollette e carburante, il prezzo della spesa in supermercati e negozi è cresciuto del 6%
La stangata è arrivata nei carrelli della spesa. Spinta dalla crisi energetica, acuita dalla guerra in Ucraina, dopo aver impennato i prezzi di bollette e carburanti ora innalza anche quelli dei prodotti in supermercati, negozi e non solo. I prezzi in Abruzzo oggi sono mediamente del 6%più alti rispetto a un anno esatto fa. Lo rileva l’Istat, che monitora costantemente l’andamento del paniere.
Tra i prodotti alimentari, sono pasta e farina quelli che hanno subito i rincari maggiori. Lo dice in questo caso un’inchiesta di Altroconsumo, che ha studiato l’andamento dei beni alimentari più acquistati dagli italiani nell’ultimo anno.
La stangata nel carrello arriva – non totalmente a caso – mentre nei supermercati e nei discount abruzzesi, così come quelli in tutta Italia, si vedono ancora scaffali vuoti dovuti alla psicosi da guerra e conseguenti “razionamenti” nelle vendite. Interessati sono soprattutto i prodotti legati alle importazioni da Ucraina e Russia, per cui in molti punti vendita abruzzesi della grande distribuzione è stata limitata la quantità di confezioni acquistabili. Questo, nonostante non ci sarebbero ancora gravi problemi di approvvigionamento delle materie prime.
Sono in particolare le farine, prodotte con il grano di cui la Russia è il terzo produttore mondiale e l’Ucraina il settimo. Razionamento anche per gli oli di semi: il Paese invaso è anche il sesto nella produzione di mais e il primo al mondo per i semi di girasole; il Paese invasore è invece tra i primi produttori di soia. Svuotati, di conseguenza, anche alcuni scaffali di olio di arachidi.
SPESA PIù CARA
Secondo l’Istat, in Abruzzo oggi rispetto a un anno fa i prezzi sono cresciuti mediamente del 6%. Una delle voci più alte è quella dei prodotti alimentari (comprese le bevande analcoliche): più 5%.
In una sua inchiesta pubblicata di recente, invece, Altroconsumo ha analizzato nel dettaglio il prezzo di sette prodotti tra i più acquistati dagli italiani: pasta di semola, farina 00, olio di oliva, zucchero da barbabietola, caffè in polvere, latte a lunga conservazione e passata di pomodoro. Ebbene per la stragrande maggioranza di questi prodotti gli aumenti sono in crescita costante già dallo scorso anno.
In 12 mesi, quindi, il prezzo della pasta di semola è cresciuto del 14%, quello della farina 00 dell’11%, quello dell’olio di oliva del 9% e quello dello zucchero del 7%, quello della passata di pomodoro del 4%, quello del latte del 3%. In controtendenza soltanto il caffè, il cui prezzo in un anno è sceso addirittura del 4%.
BOLLETTE E CARBURANTE
Alla base della crescita generalizzata dei prezzi ci sono soprattutto gli aumenti di energia e carburanti, che hanno aumentato i costi per le imprese. Bollette e trasporti restano ancora le voci più in crescita, perché direttamente colpite dalla crisi energetica e dalle conseguenze del conflitto in Ucraina e delle sanzioni alla Russia. Secondo l’Istat, in Abruzzo il costo delle bollette dell’acqua, della luce e dei riscaldamenti è cresciuto complessivamente del 31%.
Il costo dei trasporti, che comprende anche quello di benzina, gasolio, metano e gpl, invece, è cresciuto del 9%.
Lo studio non prende ancora in considerazione il taglio delle accise sul carburante sancito di recente dal Governo. Il taglio ha fatto scendere immediatamente i prezzi, che però si mostrano già in risalita nell’ultima settimana, seppure con numeri lontanissimi dai numeri di quindici giorni fa.
Secondo la rilevazione di “Staffetta quotidiana”, i rincari in Italia nell’ultima settimana sono stati di sei centesimi al litro per la benzina e di circa 10 per il gasolio: di conseguenza, il prezzo medio del gasolio in self service è tornato sopra quota 1,8 euro, la benzina in modalità servito di nuovo sopra quota 2 euro.
IL RESTO DEL PANIERE
Secondo l’Istat, dopo bollette, carburante e prodotti alimentari, i prezzi che sono cresciuti di più nell’ultimo anno sono quelli dei servizi ricettivi e della ristorazione: più 4% in un anno. Più 2%, invece, per i prezzi di mobili, articoli e servizi per la casa. Tutto il resto è sotto all’1% di crescita: a partire dai costi legati all’istruzione (+0,8%), poi quelli per alcolici e tabacchi (+0,7%), per i servizi sanitari (+0,4%) e per l’intrattenimento con spettacoli e cultura (+0,3%).
In controtendenza, secondo i dati Istat sull’Abruzzo, si mostrano soltanto il settore dell’abbigliamento e delle calzature, che vede prezzi identici a quelli di un anno fa. E soprattutto quello delle comunicazioni, che in regione ha visto un calo dei costi del 3%.
Alla voce “altri beni e servizi”, invece, l’Istat segnala una crescita dello 0,8% in Abruzzo.

