Elezioni alla Bcc, assolto il vincitore Borgia

Cappelle, sentenza a 5 anni dalla denuncia di candidati della lista concorrente per deleghe irregolari
CAPPELLE SUL TAVO. Non ci fu nessuna incetta di deleghe in occasione del rinnovo dei vertici della Bcc di Cappelle sul Tavo nel 2015, da parte del vincitore di quella elezione, il professor Michele Borgia. Ieri i giudici del collegio hanno sentenziato la sua assoluzione con la formula «perché il fatto non costituisce reato».
Cinque lunghi anni fra indagini e fasi processuali che forse potevano anche essere evitati considerato quanto emerso nel corso del dibattimento, ma anche prima, quando gli uomini della Guardia di finanza che si occuparono del caso, giunsero alla conclusione che quelle presunte deleghe irregolari (dimezzate in sede processuale) non avrebbero comunque condizionato l’elezione del presidente Borgia.
Una convinzione che anche il pm Andrea Di Giovanni aveva fatto sua chiudendo la requisitoria con la richiesta di assoluzione piena. Così come i due legali di Borgia, gli avvocati Dante Angiolelli e Fabio Di Paolo, avevano ricostruito in maniera impeccabile il percorso processuale in una dettagliata memoria difensiva nella quale veniva spiegato anche il cosiddetto principio di resistenza: vale a dire che Borgia avrebbe vinto comunque, calcolando i voti validi delle due liste. Un procedimento che prese le mosse da una denuncia presentata da un gruppo di candidati della lista concorrente che sosteneva presidente Filippo Falconio.
Ma anche su questo fronte vale la pena sottolineare che alla vigilia della conclusione del processo, tutte le parti civili hanno deciso di ritirare la loro costituzione dopo aver constatato che la gran parte dei testi escussi aveva dichiarato al collegio che comunque, a parte qualche errore dovuto alla confusione che si creò in quella giornata di votazioni con centinaia di elettori, la loro intenzione era quella di votare per il presidente Borgia. E comunque, indagando sulla posizione di quest'ultimo, fece capolino l'ipotesi che anche la lista concorrente avrebbe utilizzato deleghe irregolari.
E così, dopo la denuncia di Borgia, venne fuori un processo parallelo che vede ancora imputati tre notai che avrebbero validato delle deleghe irregolari utilizzate per sostenere Falconio: un numero, peraltro, nettamente superiore a quello che inizialmente venne contestato alla lista Borgia. Ed è proprio facendo un semplice calcolo matematico e sottraendo anche all'altra lista i voti irregolari, che venne fuori il principio di resistenza e dunque la piena validità della elezione di Borgia. «Sono contento», ha commentato Borgia, «perché l’operato degli inquirenti si è mostrato attento, scrupoloso e contraddistinto da grande senso di responsabilità e sempre volto all'accertamento della verità. Credo che tutto ciò abbia consentito ai giudici di pronunciarsi su elementi solidi ed inconfutabili emersi sia in sede di indagine, sia nella successiva fase processuale. Voglio ringraziare anche le centinaia di soci che hanno avuto fiducia nell'operato mio e dell'intero cda».
Borgia dopo quella contestata elezione venne rieletto per un secondo mandato ancora in corso, facendo raggiungere in questi anni alla Bcc un grande risultato come il passaggio dell'istituto in classe "A", raddoppiando la raccolta totale della banca.

