Elezioni, salve le liste dei partiti di centro

Respinti i ricorsi incrociati di Noi Moderati e Udc-Dc. La ricandidata Scoccia: «Sapevo che finiva bene»
L’AQUILA. La guerra dei simboli è sparita, direbbe Marco Marsilio, come una bolla di sapone alle 12 di ieri. Le due liste centriste aquilane della coalizione che appoggia il presidente uscente e ricandidato, Noi Moderati e Udc-Dc, e che fanno capo rispettivamente ai leader nazionali Maurizio Lupi, Lorenzo Cesa e Gianfranco Rotondi, sono state riammesse alle elezioni regionali del prossimo 10 marzo.
I ricorsi incrociati e, se non è eccessivo dirlo, fratricidi, partiti sia dall’Abruzzo sia da Roma, dei “nipoti” della Dc, per far valere il proprio primato su quel che resta della potente “balena bianca”, e di una croce su uno scudo con la storica scritta Democrazia Cristina, sono risultati colpi sparati a salve, per il bene dell’intera coalizione di centrodestra. L’Ufficio centrale circoscrizionale del Tribunale dell’Aquila (presidente Marco Billi, giudici Monica Croci e Giulio Cruciani) li ha respinti entrambi.
I sette candidati aquilani di Noi Moderati, finiti sotto l’attacco sferrato da esponenti abruzzesi dell’Udc, sono stati riammessi perché: «Il contrassegno depositato è stato già utilizzato in diverse competizioni elettorali sin dal febbraio 2023, in alcune delle quali anche in competizione con la lista Udc che si era presentata autonomamente».
Il che, sottolineano i tre giudici, esclude «profili di confondibilità dell’elettorato». Mentre la lista sempre aquilana dell’Udc, a sua volta attaccata da un ricorso partito da fuori l’Abruzzo, torna in corsa perché l’identità del suo simbolo, pur contenendo la scritta Democrazia Cristiana, è garantita dalla denominazione “Unione di Centro” che la rende inconfondibile all’elettore.
«L'Abruzzo», rende noto l'Udc-Dc, «avrà il suo scudo crociato. Con tanto di scritta Democrazia Cristiana. Ed ecco che dopo decenni si avvera un sogno: riavere sulla scheda elettorale per le prossime elezioni regionali abruzzesi del 10 marzo di nuovo la Dc. Il Tribunale dell'Aquila ha dato ragione alle tesi difensive esposte dall'avvocato Gianni Galoppi, storico difensore dell'uso dei simboli prima per l'Udc e oggi per la lista Udc-Dc nata da un accordo elettorale e programmatico fra l'Udc di Lorenzo Cesa e Antonio Saccone oggi commissario Udc in Abruzzo e la Dc dell'avvocato Antonio Cirillo e Sabatino Esposito e quella di Rotondi».
Per Noi Moderati invece è Marianna Scoccia, la consigliera regionale uscente e candidata proprio nella lista finita sub judice, che commenta: «Come avevo annunciato si è risolto nel giro di poche ore il ricorso nei confronti di Noi Moderati. Il cavillo, posto dall'Udc in merito a un problema di contrassegni potenzialmente confondibili fra liste, non è stato preso in considerazione». Infine, per chiudere la contesa auspicando che non ci siano strascichi, interviene l’onorevole Paolo Tancredi: «Le carte bollate devono restare fuori dalle competizioni elettorali», ammonisce il coordinatore regionale di Noi Moderati. La lite è finita, andate in pace. (l.c.)
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