«Eliminarli non è la soluzione, diventerebbero più prolifici»

10 Agosto 2015

«Dovremmo sapere con precisione cosa è successo. Ma se vedi una mamma con i cuccioli e ti avvicini mentre i cani gli abbaiano contro, stai sicuro che lei reagisce». In quello che è accaduto in...

«Dovremmo sapere con precisione cosa è successo. Ma se vedi una mamma con i cuccioli e ti avvicini mentre i cani gli abbaiano contro, stai sicuro che lei reagisce». In quello che è accaduto in Sicilia, Raimondo Silveri non si stupisce più di tanto. Membrodella Lac (Lega per l’abolizione della caccia), segue un ragionamento molto semplice. «Se attaccato, qualsiasi animale si difende, passando al contrattacco» dice.

«Se poi ci sono dei cuccioli nel mezzo, la sua furia sarà ancora maggiore». Mentre lo raggiungiamo al telefono, è in un centro dove ha appena sterilizzato un esemplare femmina di cinghiale di 150 chili.

«In genere, entro sempre nel recinto per darle da mangiare, senza problemi. Ma oggi, quando ha visto che toccavo i cuccioli, mi avrebbe mangiato vivo». Sta soltanto qui, secondo Silveri, la loro pericolosità. «Il cinghiale non è assolutamente un animale pericoloso, ma se si sente minacciato aggredisce. Il problema non sono gli animali, ma le persone, anche nel discorso ungulati». Vedi la creazione, seppur indiretta, di questi ibridi. Ma anche per il comportamento della gente. «Il problema è che certe persone danno da mangiare ai cinghiali e questi si abituano sempre più all’uomo – continua l’animalista – In questo modo, si avvicinano ai campi e nei prati, mantenendo però il loro istinto».

E l’abbattimento preventivo, secondo Silveri, non porterebbe giovamenti. Anzi. «Se uccidi cinque cinghiali in un branco da dieci, la primavera dopo ne troverai dodici. Con l’abbattimento si andrebbero a creare spazi e una maggiore quantità di cibo per i sopravvissuti, che aumenterebbero la procreazione della specie. La prevenzione, semmai, passa attraverso la sterilizzazione e altri programmi di contenimento». (a.f.)