Emergenza carceri, i reclusi salgono a 1.827
Nuovi numeri sugli istituti di pena: già superato il quadro descritto due giorni fa dai giudici all’Aquila
PESCARA. Sono tre gli anelli deboli del sistema carcerario abruzzese che rischiano di innescare situazioni esplosive come purtroppo è accaduto molte volte in passato. Suicidi di detenuti, aggressioni agli agenti, pestaggi e violenza sulle cose, sono sempre gli effetti di un sovraffollamento negli istituti di pena che, in Abruzzo, si registra a Sulmona, Teramo e Pescara.
L’emergenza va oltre i numeri riportati nella relazione per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario, presentata due giorni fa all’Aquila dalla presidente della Corte d’Appello, Fabrizia Francabandera. «La popolazione detenuta era pari, al 30.6.2022, a 1.765 persone, in aumento del 7% rispetto allo scorso anno, ma non vengono segnalati gravi problemi di sovraffollamento», si legge a pagina 14 della relazione.
Numeri riportati nell’edizione di ieri del Centro che però meritano un ulteriore approfondimento soprattutto in questo periodo in cui i riflettori mediatici e l’attenzione dell’opinione pubblica sono puntati sulla nostra regione scelta come luogo ideale per richiudere l’ultimo stragista di Cosa Nostra, l’ex super latitante Matteo Messina Denaro, detenuto nel carcere speciale dell’Aquila.
La relazione dell’Anno giudiziario è superata. Aggiornando i dati alla situazione attuale infatti vengono alla luce cifre ben più preoccupanti. La differenza tra capienza regolamentare e detenuti presenti è relativamente ampia perché si attesta sul dato di 161 reclusi in più del previsto su un totale di 1.827 (quindi non più 1.765) presenti negli otto istituti di pena abruzzesi che, per regolamento, dovrebbero accoglierne 1.666. Ma se scendiamo nei singoli casi, come abbiamo fatto con l’ausilio del sindacalista della polizia penitenziaria, Mauro Nardella, si scoprono situazioni allarmanti che riportiamo nella tabella pubblicata in alto. La differenza tra capienza regolamentare e detenuti presenti dimostra forti criticità a Sulmona, Teramo e Pescara, come di diceva all’inizio. Nel supercarcere peligno, dove si trova richiuso il maggior numero di criminali legati a mafia, camorra, ’ndrangheta e sacra corona unita, condannati anche a 30 anni o all’ergastolo, i reclusi presenti sono 445, cioè 111 in più rispetto al limite di guardia fissato a 334 carcerati. La differenza maggiore la riscontriamo nel Castrogno di Teramo che ora accoglie 418 reclusi, tra cui 117 stranieri e molti malati psichiatrici, quando invece ne potrebbe contenere 255, quindi 163 sono in eccesso. Se non è sovraffollamento questo!
L’ultima tappa delle criticità è nel San Donato di Pescara dove i detenuti sono 348, settanta in più dei 278 previsti. Messe insieme, le tre strutture detentive fanno segnare un sovraffollamento di 344 reclusi, più del doppio rispetto alla media regionale, ferma a 161 grazie ad altri due carceri, L’Aquila e Avezzano, e alla Casa di lavoro di Vasto, attualmente sottopopolati. L’analisi fatta smentisce il quadro descritto durante la cerimonia dell’Anno giudiziario che, pur essendo vero, è fermo a giugno del 2022. Nel frattempo la situazione è peggiorata: oggi si può parlare di emergenza. (l.c.)

