Emergenza cinghiali, la rabbia in Regione

Sit-in di agricoltori e allevatori davanti all’Emiciclo. Di Zio (Cia): «Rivedere la legge sugli abbattimenti»
L’AQUILA. Sit-in di agricoltori e allevatori abruzzesi, aderenti alla Confederazione italiana agricoltori (Cia), davanti al consiglio regionale. Motivo della protesta, la modifica apportata dalla Regione alla legge 10 del 2004 che disciplina il controllo e l’abbattimento della fauna selvatica, cinghiali in particolare. Una modifica che, secondo la Cia, penalizza gli agricoltori, in quanto verrebbe ridimensionato il personale addetto all’esecuzione dei piani di abbattimento. La legge regionale del 2004 prevedeva che all’operazione, oltre alla polizia provinciale e alle guardie venatorie, partecipassero anche «proprietari o conduttori dei fondi interessati, purché muniti di licenza per l’esercizio venatorio e opportunamente formati». Nel testo modificato questi ultimi non vengono tenuti in considerazione. E con un personale così esiguo non è possibile, secondo la Cia, intervenire in maniera efficace per ridurre i danni arrecati alle aziende dalla fauna selvatica, che solo nel 2020 ammonterebbero a circa 2 milioni. Da qui la rinnovata richiesta fatta ieri dalla Cia alla Regione di tornare al testo originario. E non solo. Il presidente regionale della Confederazione, Mauro Di Zio, infatti, ha avvertito che «i risarcimenti devono essere commisurati all’entità effettiva dei danni subiti e non in base alla disponibilità finanziaria della Regione». Una delegazione è stata ricevuta dal presidente della Commissione agricoltura, Emiliano Di Matteo, dal presidente del consiglio, Lorenzo Sospiri, e dai consiglieri Marco Cipolletti, Dino Pepe e Silvio Paolucci, che si sono impegnati a rivedere la normativa.

