Emiliano dà la carica D’Alema resta in Usa al voto Prodi e Letta

18 Aprile 2016

ROMA. Michele Emiliano che dà la carica per cercare di raggiungere il quorum, Grillo che invita a chiamare anche i nonni. La sfida del quorum ha mobilitato i big della politica, quelli schierati e...

ROMA. Michele Emiliano che dà la carica per cercare di raggiungere il quorum, Grillo che invita a chiamare anche i nonni. La sfida del quorum ha mobilitato i big della politica, quelli schierati e quelli che hanno invitato all’astensione. Un referendum che ha diviso i partiti anche al loro interno, il governo schierato per l’astensione anche se due ministri come Angelino Alfano e Gianluca Galletti si sono recati al seggio. In rotta di collisione con Palazzo Chigi i governatori dem che hanno promosso il quesito, guidati dal pugliese Emiliano.

Ha disertato con convinzione le urne il premier Renzi che aveva definito il quesito «una bufala», trascinandosi dietro un mare di polemiche e spostando la linea ufficiale del partito sull’astensione. Più scalpore di tutti ha fatto l’invito a non votare del presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un’asse con il capo del governo che ha fatto molto arrabbiare i promotori del referendum. Al voto nella sua Palermo, ma solo in serata poco prima delle 21, il capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha evitato con attenzione le polemiche sull’astensione. Si sono recati in due seggi distinti del centro di Roma e immortalati da fotografi e telecamere, i presidenti del Senato Pietro, Grasso Grasso e della Camera, Laura Boldrini, entrambi sostenitori del voto come valore della democrazia. Ha votato a Bologna e senza nascondere la sua scelta per il no Romano Prodi, così come aveva annunciato anche Pierluigi Bersani. Molti esponenti della minoranza dem come Speranza e Cuperlo erano invece per il sì, insieme a Sinistra Italiana di Vendola e Fassina. L’ex premier Enrico Letta si è fatto fotografare fuori dal seggio dopo aver votato, mentre non è riuscito a rientrare Massimo D’Alema, trattenuto in America per un ciclo di conferenze.

Al seggio a Genova e con una vera e propria chiamata alle armi, Beppe Grillo che ha invitato gli attivisti dei 5 Stelle «a lottare fino all’ultimo voto per raggiungere il quorum». È andato al salone del mobile e non al seggio Silvio Berlusconi. Forza Italia aveva dato libertà di coscienza ai suoi elettori, tuttavia molti big del partito, come Giovanni Toti e Renato Brunetta, hanno deciso di votare come segnale politico contro il governo. Per gli stessi motivi al voto il segretario della Lega, Mateo Salvini, e la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che ha suggerito un sì «contro un governo che non fa gli interessi dei cittadini, ma quello delle grandi lobby».

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