Ennesima illusione per il caso di Donatella

24 Aprile 2017

PESCARA. Ennesima illusione per la soluzione del giallo sulla scomparsa di Donatella Grosso, la studentessa di Lingue vista per l’ultima volta dai genitori la sera del 26 luglio del 1996, quando da...

PESCARA. Ennesima illusione per la soluzione del giallo sulla scomparsa di Donatella Grosso, la studentessa di Lingue vista per l’ultima volta dai genitori la sera del 26 luglio del 1996, quando da via Monte Velino, a Francavilla, dove abitava, salì sull’auto del fidanzato in direzione Pescara. Per non fare più ritorno.

Dopo l’archiviazione di due anni fa, quando il gip di Pescara fece proprie le conclusioni della procura, non discostandosi mai dal sillogismo secondo il quale in mancanza del corpo, non sarebbe stato possibile sostenere in giudizio le accuse di omicidio e occultamento di cadavere a carico del fidanzato della ragazza, unico indagato che all’epoca portava avanti una doppia relazione in cui quella con Donatella sarebbe stata di troppo, c’è stato il ritrovamento di un cadavere. Un cadavere di una donna giovane, compatibile, dallo stato di conservazione, con i primi anni Novanta. E ritrovato peraltro in una zona compatibile anche con gli spostamenti di Donatella. Quanto basta per ridare la speranza alla madre Tina, dopo la morte del marito rimasta sola a battersi per riuscire a dare almeno una sepoltura ai resti dell’adorata figlia unica. Per questo l’avvocato della famiglia, Giacomo Frazzitta ha chiesto subito la comparazione del Dna, come ha scritto sulla sua pagina Facebook lo scorso 4 aprile: «Caso Grosso: trovato in un campo, in zona compatibile con gli ultimi spostamenti di Donatella, scheletro di donna, morta negli anni '90 dell'età di 30 anni circa, abbiamo chiesto subito di procedere alla comparazione con il Dna dei genitori e siamo in attesa». Ma la speranza è durata però lo spazio di poche settimane, perché da quanto emerge, la comparazione che chiede il legale ci sarebbe già stata. Se ne sarebbe occupata la polizia Scientifica delle Marche, la regione dove è stato ritrovato il cadavere alla fine del 2015. Più precisamente, a Ripatransone, nel territorio di Fermo. Una zona che pure era apparsa compatibile, come scrive anche l’avvocato Frazzitta, con gli spostamenti di Donatella e dell’allora fidanzato che all’epoca studiava a Camerino. Un ennesimo dolore per la madre Tina che due anni fa, dopo l’archiviazione del caso, si era sfogata con queste parole: «Io e Mario (il marito scomparso, ndr) non volevamo condanne, non volevano gente in prigione, volevamo solo riavere le ossa di Donatella, per darle una sepoltura umana, non degna di un animale randagio. Neanche questo ci è stato concesso. Non perdonerò mai chi le ha fatto fare quella fine». (cr.pe.)

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