Enrica e Veronica faccia a faccia E il giudice interroga i consiglieri

12 Marzo 2016

PESCARA. Nuovo round in tribunale della querelle Teodoro-Sabatini. Ieri le due giovani donne si sono ritrovate faccia a faccia davanti al giudice perché il papà di Veronica, Gianni Teodoro, da anni...

PESCARA. Nuovo round in tribunale della querelle Teodoro-Sabatini. Ieri le due giovani donne si sono ritrovate faccia a faccia davanti al giudice perché il papà di Veronica, Gianni Teodoro, da anni sulla scenario politico pescarese, navigando tanto a destra quanto a sinistra, ha intentato una causa civile contro la consigliera pentastellata Enrica Sabatini chiedendole un maxi risarcimento da 250 mila euro.

Nel mirino del sempreverde Gianni il discorso della Sabatini, in occasione dell'insediamento della giunta Alessandrini, contro la nomina di Veronica ad assessore, all'epoca 19enne. Sabatini nel suo intervento aveva parlato di «familismo amorale teorizzato da Banfield», che chiama in causa «il comportamento di chi agisce in vista del proprio tornaconto per massimizzare i vantaggi materiali e immediati della propria famiglia e in totale avversione al benessere della comunità».

Parole che fecero infuriare papà Gianni perché, a sentire i legali di Veronica, Dante Angiolelli e Fabio Di Paolo, «il nome della Teodoro è stato fatto solo dal delegato della lista Mirko Velluto, in seguito a un aut aut della maggioranza, che pretese fosse indicato il nominativo di una donna». Il giudice ha, quindi, cercato di appurare le logiche che hanno portato alla nomina della Teodoro. «E' a conoscenza delle trattative che ci sono state nella formazione della giunta?», ha chiesto ai vari esponenti della maggioranza comunale, ossia il presidente del consiglio comunale Antonio Blasioli, gli assessori Giovanni Di Iacovo e Paola Marchegiani e i consiglieri Pietro Giampietro e Francesco Pagnanelli, e all'ex consigliera comunale di centrodestra, Daniela Arcieri Mastromattei.

«Non avendo partecipato ad alcuna riunione», ha detto Blasioli, «non ne sapevo nulla». Sul diritto di critica, il presidente del consiglio ha invitato «a mantenere i toni entro i limiti e dall'altro a mantenere il dibattito all'interno di un ambito politico». Sulla stessa linea d'onda, Di Iacovo e la Mastromattei. «Lascia sempre un po' di amarezza», ha sottolineato Di Iacovo, «quando la battaglia politica si sposta su questo piano». «Il diritto di critica», ha evidenziato Arcieri, «resta un punto fermo, ma nel caso specifico è difficile valutare se sia stato superato, anche perché si tratta di questioni che attengono a parametri molto soggettivi». La versione dei testimoni non ha convinto Andrea Colletti, senatore del Movimento 5 Stelle e avvocato della Sabatini: «Siamo di fronte a consiglieri e assessori di maggioranza che votano a loro insaputa. Hanno detto tutti di non essere a conoscenza delle trattative. A quanto pare», ha rimarcato Colletti, «solo il sindaco Alessandrini, insieme alla Ciafardini e a Presutti, hanno preso parte alle trattative. Gli avvocati della Teodoro sostengono che il padre Gianni non fosse d'accordo sulla nomina della figlia, ma dalle testimonianze rese da Alessandrini, Ciafardini e Presutti questa circostanza non é emersa».

Non la pensano così Angiolelli e Di Paolo: «Il nome della Teodoro non è mai stato fatto dal padre Gianni, che anzi era contrario alla sua nomina ad assessore. C'è stata una valutazione politica degli organi politici della lista civica che individuarono il nome di Veronica come rispondente alle caratteristiche e alle qualità morali richieste dal sindaco Alessandrini». Concluse le testimonianze, si riprende rà il 13 aprile, alle 9.

©RIPRODUZIONE RISERVATA