Enti-lumaca, la maglia nera va a Chieti

23 Giugno 2024

Il report di Cgia sui ritardi dei pagamenti dei Comuni ai fornitori, Pescara è virtuosa. Regione bocciata

L'AQUILA . L'Abruzzo è al secondo posto, in Italia, per i ritardi nei pagamenti alle aziende da parte della pubblica amministrazione: 32 giorni in più nel 2013 e 13 in più nel primo trimestre 2024. La performance peggiore spetta a Chieti, terza in classifica nazionale, con 61,85 giorni in più rispetto alla media. Teramo occupa il 23esimo posto con 8 giorni in più, L'Aquila il 30esimo posto con lo 0,27%, meno di un giorno.
Solo Pescara, unica città abruzzese virtuosa, inverte la tendenza, con un anticipo di poco più di due giorni, 2,22%, rispetto alla scadenza dei pagamenti. Tra acquisti, consumi, forniture, manutenzioni, formazione del personale, nel 2023 lo Stato ha sostenuto un costo complessivo di 122 miliardi di euro, ma non è riuscito a onorare tutti gli impegni economici presi con i propri fornitori.
I debiti commerciali della nostra Pubblica amministrazione ammontano, infatti, a circa 50 miliardi di euro. Le più penalizzate sono le piccole imprese fornitrici di beni e servizi. A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Tra le Amministrazioni pubbliche lumaca a pagare i propri fornitori figurano i comuni del Mezzogiorno: nel 2023 la situazione più critica si è registrata a Napoli dove i fornitori sono stati pagati con 143 giorni di ritardo. Seguono Andria con 89,5 giorni di ritardo rispetto la scadenza contrattuale, Chieti con +61,8, Reggio Calabria con +54,8, Agrigento con +53,5 e Isernia con +53. Al Centronord, invece, quasi tutti i comuni capoluogo di provincia pagano in netto anticipo rispetto ai termini stabiliti dal contratto.
Le situazioni più virtuose riguardano Padova, Grosseto e Pordenone con un anticipo del saldo di oltre 21 giorni. Per quanto concerne le Amministrazioni regionali, invece, al netto di Molise (+145,9), Abruzzo (+32) e Basilicata (+13,66), le altre realtà amministrative registrano delle performance più che buone, soprattutto al Centronord.
Negli anni scorsi a pagare con grave ritardo erano anche le Aziende ospedaliere, in particolare del Sud. Nel 2023, invece, il quadro generale è migliorato moltissimo.
Anche i ministeri faticano a rispettare le disposizioni previste dalla legge in materia di tempi di pagamento riferiti alle transazioni commerciali. L’anno scorso nove ministeri su 15 (vale a dire il 60% del totale) hanno liquidato i propri fornitori in ritardo rispetto alle scadenze contrattuali. Maglia nera il ministero del Turismo con un ritardo di 39,72 giorni, il più virtuoso quello dell'Agricoltura. Per risolvere la situazione, la Cgia di Mestre indica una soluzione: prevedere per legge la compensazione secca e diretta tra i crediti certi liquidi ed esigibili, maturati da una impresa nei confronti della Pa, e i debiti fiscali e contributivi che la stessa deve onorare all’erario. (m.p.)
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