Entra in ospedale paralizzato: adesso muove braccia e gambe

16 Settembre 2019

Un pizzaiolo di 51 anni racconta la sua rinascita: «Il professor Di Egidio mi ha restituito la vita» L’operazione effettuata dall’équipe del primario di Radiologia è la nona del genere al mondo 

PESCARA. Salvato dalla paralisi totale del corpo grazie a un eccezionale intervento chirurgico, l'embolizzazione della fistola di quinto grado, eseguito per la prima volta nell'ospedale di Pescara dall'équipe del primario di Radiologia Vincenzo Di Egidio. Solo 9 casi simili al mondo, negli Stati Uniti, Francia e Spagna. Nella “case history” italiana, oltre a Milano, Firenze, Siena, rientra lo straordinario successo conseguito dal dipartimento dei servizi di Radiologia vascolare e interventistica, da più di un anno sotto la guida di Di Egidio, teramano di nascita.
Quando il paziente, Leonardo Colangelo, pizzaiolo molisano di 51 anni, è entrato in ospedale due settimane fa, riusciva a muovere solo la testa. Il resto del corpo era completamente paralizzato a causa di una tetraparesi. Non si muoveva più. Dopo l'intervento chirurgico la ripresa è stata rapida e lui, oggi, si sente un "miracolato". A distanza di pochi giorni, l'uomo, di Termoli e nel frattempo uscito dall'ospedale pescarese e trasferito al San Raffaele di Sulmona per avviare i cicli riabilitativi agli arti, può muovere braccia e gambe. Può utilizzare le mani per mangiare e per accarezzare i volti delle persone che ama, il figlio Andrea, 22 anni e la moglie Manuela. Con la voce strozzata dall'emozione, dopo il grande spavento dice: «Il professor Di Egidio e il suo staff mi hanno salvato la vita».
«Abbiamo trattato una anomalia rarissima difficilmente diagnosticabile» è il commento di Di Egidio «siamo intervenuti sulla comunicazione tra l'arteria meningea posteriore del cervello e la parete inferiore del seno retto che favorisce il ritorno venoso. Tale patologia creava una congestione venosa che si estendeva fino al midollo cervicale - dorsale con conseguente rallentamento del sistema venoso a livello midollare. Di qui l'impossibilità del paziente di muovere gambe e braccia».
L'operazione, durata due ore, è stata eseguita in anestesia totale con l'utilizzo di cateteri superselettivi e una speciale "colla" artificiale che ha bloccato l'anomalia e permesso al paziente di «recuperare la motilità di braccia e gambe nell'arco di 48-72 ore, ora è in grado di muovere le mani e mangiare da solo. Dovrà sottoporsi a terapie riabilitative per tonificare i muscoli delle gambe», rivela il primario.
L'odissea di Colangelo, che con la famiglia gestisce la pizzeria Del Villaggio a San Salvo, ha inizio nel novembre 2018 quando un giorno, all'improvviso, comincia ad avvertire «degli strani e fastidiosi formicolii alle gambe» racconta al telefono il pizzaiolo, dalle stanze del San Raffaele «ma anche una stanchezza fuori del normale». A questo punto comincia il calvario delle visite mediche: «Tante, ma avevo sempre più difficoltà a muovermi. All'ospedale di Chieti, reparto di Neurologia, sono stato ricoverato il 29 luglio e dal 9 al 27 agosto. Quattro giorni dopo, la situazione è precipitata. All'improvviso mi sono ritrovato a guardare il cielo, muovevo solo la testa, il resto del corpo non lo sentivo più. E' stato un momento terribile, pensavo di rimanere paralizzato per sempre. Non mi rendevo conto di ciò che mi stesse accadendo. I neurologi di Chieti, che ringrazio di cuore, mi hanno indicato il reparto di eccellenza pescarese». Dopo aver vissuto settimane nella totale immobilità, ora l’uomo può tornare a coltivare la speranza: «Ho attraversato momenti difficili, durante i quali la mia famiglia mi è stata molto vicina malgrado le tante difficoltà per portare avanti l'attività. Sono ancora un po' debole, devo fare gli esercizi alle gambe, quella destra è più danneggiata, ma muovo le mani, respiro. Sono vivo, questo conta». La riuscita dell’intervento in collaborazione con il reparto di Neurochirurgia, diretto da Annunziato Mangiola, il pronto soccorso guidato da Alberto Albani e la Terapia intensiva diretta da Rosa Maria Zocaro.