Epigrafe in memoria dei tre civili caduti per le bombe del 1917

Cerimonia al Ferrhotel con i rappresentanti delle istituzioni civili e militari. I lavori autofinanziati da Paola Marchegiani
PESCARA. Un restauro durato quattro giorni e mezzo, voluto «per restituire alla città un pezzo del suo passato» nel giorno in cui si ricordano i cento anni esatti dai bombardamenti del 4 giugno 1917. I lavori all’epigrafe che riporta i nomi delle tre vittime della Grande guerra, posta sulla facciata dell'ex Ferrhotel di corso Vittorio Emanuele, sono stati finanziati con il taglio del 20% dell’indennità dell’assessore alle Tradizioni cittadine, Paola Marchegiani.
Un impegno assunto in sordina qualche mese fa, ma mantenuto e rivendicato con orgoglio: «Lo avevo promesso e l’ho fatto. Mi sono impegnata personalmente per restituire alla città qualcosa che le appartiene e che versava in pessime condizioni. È già accaduto con il progetto d’illuminazione del Museo Cascella, che sarà inaugurato entro maggio e si ripeterà anche con il recupero della grande opera ceramica del maestro Giorgio Di Prinzio che si trova davanti all'ingresso delle Naiadi».
Quest’ultima scultura, in abbandono da otto anni tra le erbacce del parcheggio adiacente all’impianto natatorio, proprio ieri pomeriggio, è stata rimossa e trasportata nei locali dell’Accademia di Belle Arti dell’Aquila per essere restaurata dal docente Giorgio Mori e dai suoi allievi, lo stesso team che ha sistemato l'epigrafe in ricordo dei bombardamenti della prima guerra mondiale.
«Il lavoro è complesso e faticoso», spiega Marchegiani, «ci vorrà circa un anno accademico, ma ho deciso di pagarlo di tasca mia nonostante l’opera di Di Prinzio sia di proprietà della Regione. Ho a cuore la mia città e quel monumento buttato in un angolo, esposto giorno e notte alle intemperie, ferisce qualsiasi persona attenta al bello».
Con questi piccoli esempi virtuosi, Pescara, città senza rughe per antonomasia, dimostra di tenere a cuore la propria memoria. La lapide collocata sulla facciata principale del Ferrhotel, restaurata con il taglio degli emolumenti di Marchegiani, è stata scoperta ieri mattina, nel corso di una cerimonia solenne alla quale hanno partecipato le associazioni combattentistiche e d’arma, rappresentanti delle istituzioni civili e militari, una classe delle elementari Ignazio Silone, il sindaco Marco Alessandrini, il vice Antonio Blasioli, l'assessore Marchegiani, il presidente del Consiglio comunale, Francesco Pagnanelli, e lo storico Licio Di Biase.
La manifestazione commemora i cento anni dai bombardamenti della prima guerra mondiale: una data, quella del 4 maggio 1917, molto sentita dalla popolazione, oggi inserita tra gli avvenimenti storici da non dimenticare. La targa con i nomi dei tre civili caduti, Giuseppina D'Emilio, Giulia D'Agostino e Massimo Valentini, restituisce la memoria delle bombe sganciate da cinque velivoli austriaci. Come è stato ricordato ieri, sono due le ipotesi accreditate sui motivi di quella operazione bellica. La prima determinata dall’esigenza di colpire Piano D'Orta e Bussi dove si producevano materiali per l'industria bellica avversaria. La seconda ipotesi, suggerita dallo studioso Antonio Bini, arriva dal francese Gabriel Faure che nel suo libro “Pellegrinaggi Italiani” raccontò anche il suo passaggio a Pescara e vide in quelle bombe un’azione contro D’Annunzio e il suo irredentismo.
«La memoria è sempre il migliore esercizio che c’è perché la comunità recuperi una parte della propria storia», ha detto Alessandrini, «questa epigrafe parla a noi, ma soprattutto ai giovani che dovranno a loro volta portare nelle proprie vite questi fatti, perché appartengano anche al nostro futuro».
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