Era felice con Marisol Ma un altro terremoto...

25 Agosto 2016

Martina se n’era andata dall’Aquila dopo il sisma del 2009, scegliendo Ascoli Era in vacanza ad Arquata, dove la scossa le ha ucciso la bimba di 18 mesi

INVIATO AD AMATRICE. Le grida dei bimbi da sotto le pietre e la polvere non si potranno dimenticare.

Il terremoto se n’è portati via tanti, alcuni per un destino beffardo. Come quello di Marisol Piermarini. Aveva appena 18 mesi ed era in vacanza con i genitori.

La madre, Martina Turco Sciasciara, era scampata al sisma del 6 aprile 2009 a Collimento, una frazione di Lucoli, comune a una quindicina di chilometri dall’Aquila.

Dopo quella tragedia e la terrificante esperienza aveva deciso di trasferirsi ad Ascoli Piceno con il suo compagno e in questi giorni stava trascorrendo un periodo di vacanza ad Arquata del Tronto.

La piccola Marisol stava dormendo nel suo lettino quando il pavimento l’ha inghiottita. La madre Martina Turco Sciasciara si trova ricoverata all’ospedale regionale Torrette di Ancona. È rimasta sepolta per ore sotto le macerie e ha riportato gravi ferite. I medici stanno facendo il possibile per salvarle la vita.

Il compagno Massimiliano Piermarini è sottoposto ad accertamenti all’ospedale Mazzoni di Ascoli. Non dovrebbe essere in pericolo, anche se ha riportato ferite in varie parti del corpo. E c’è un risvolto terribile: i genitori non sanno di aver perso la loro bimba. Il corpicino è vegliato da altri familiari all’ospedale di Ascoli. Tra loro anche il nonno, Massimo Piermarini: è stato lui, l’altra notte, tra i primi a raggiungere l’abitazione crollata ad Arquata. «Non volevano farmi passare perché era tutto pericolante», ha raccontato, «ma ho detto che non me ne importava niente, che dovevo andare a cercarli: purtroppo per la bambina non c’è stato nulla da fare». La famiglia di Martina Turco Sciasciara è conosciuta nella frazione di Collimento. La gente di queste parti sperava di non dover fare nuovamente i conti con la terra ballerina. La scossa dell’altra notte non solo ha risvegliato i ricordi, ma i ha riportato anche le lacrime. La notizia della tragedia che ha colpito Martina Turco Sciasciara ha raggiunto il borgo aquilano nel primo pomeriggio. «Siamo tutti molto scossi», afferma Luciano Giannone, ex sindaco di Lucoli, «qui ci conosciamo un po’ tutti e conosciamo anche Martina, la madre e la zia. Brave donne, rispettose». A Lucoli la famiglia aveva gestito un ristorante. Dopo la scossa del 6 aprile 2009 Martina Turco Sciasciara aveva deciso di allontanarsi per dimenticare. «Era andata a vivere ad Ascoli Piceno», racconta una vicina, «voleva lasciarsi alle spalle anche il terribile sisma che ha colpito L’Aquila e voleva rifarsi una vita. Era strafelice, dopo la nascita di Marisol, una bimba allegra e bellissima. Un altro terremoto le ha strappato l’affetto più caro. Siamo tutti sconvolti».

Lo stesso destino di Marisol è toccato a un neonato di 8 mesi ad Accumoli e al suo fratellino di 8 anni. Sepolto insieme a tutta la sua famiglia. Non si è salvato nessuno. Ad Amatrice ha perso la vita anche un bimbo di 4 anni. Sempre nel borgo del Reatino si è compiuto il tragico destino di due gemellini di 7 anni, Simone e Andrea.

Le immagini per chi arriva ad Amatrice sono tremende. Tra le macerie vaga don Fabio Gammarota, giovane parroco di Cittareale. «Sono qui per conto di monsignor Domenico Pompili, vescovo della diocesi di Rieti», spiega il sacerdote. Indossa guanti per scavare e ha la tonaca imbiancata dalla polvere. «Prima di raggiungere Amatrice», prosegue, «ho fatto sopralluoghi in una ventina di frazioni. Ci sono crolli, ma non risultano vittime. Qui ad Amatrice, invece, sembra di assistere a un’Aquila 2. Siamo tutti sconvolti».

Carmine Monteforte, ex presidente della Pro loco di Amatrice, non trattiene le lacrime. «È crollato tutto, tutto», afferma, «nel centro storico del nostro paese non ci sono più case in piedi. E i morti sono tanti». «Quando c’è stata la scossa siamo scappati dalla finestra», aggiunge Monteforte. E continua a piangere.«Stavo sveglio quando è arrivata la botta», racconta l’antiquario Domenico Di Vito, «la casa mi è crollata sulla testa e sono vivo per miracolo. Ho perso la mia attività, sono disperato».

Mentre si scava su corso Umberto, uno dei residenti si avvicina a un vigile del fuoco. «Ho sentito una scossa verso le 2 di notte», ripete l’uomo, «mi trovavo in un bar. C’era parecchia gente. Ho fatto presente che la terra tremava da qualche ora e ho detto che questa storia non mi piaceva. Molti mi hanno riso in faccia. Adesso piangiamo i morti. E tanti sono bambini».

©RIPRODUZIONE RISERVATA