«Era meglio morire sotto quella valanga»

Lo sfogo di Matrone salvato dopo 60 ore: sono rimasto invalido, ora mi negano anche la fisioterapia
PESCARA. L’hanno tirato fuori dalle macerie di Rigopiano dopo 60 ore. E quando l’hanno trovato, i soccorritori ci hanno impiegato parecchio prima di raccapezzarsi e capire dove avesse le gambe e dove la testa, come dovevano fare per tirarlo fuori da lì.
Perché era ripiegato su se stesso Giampaolo Matrone, e così, in quella posizione faticosa e innaturale, ricoperto da cumuli di macerie, è rimasto immobile dal mercoledì pomeriggio fino al sabato mattina. Quando l’hanno salvato. Da allora sono passati nove mesi e tutta una vita, perché nel disastro di Rigopiano Matrone ha perso la moglie Valentina, ma anche se stesso. A 34 anni compiuti solo da pochi giorni, dopo quattro interventi al braccio, il pasticcere di Monterotondo non ha ancora ripreso l’uso della mano destra e per il nervo sciatico ancora paralizzato zoppica con la gamba sinistra. Non può lavorare, tanto che al suo posto in pasticceria hanno assunto due dipendenti, e non può vivere da solo, perché non riesce neanche ad allacciarsi le scarpe. La sua unica speranza, per ridare a Gaia almeno il padre che aveva prima, è la fisioterapia che sta facendo da mesi. Ma che da novembre gli sarà negata.
Matrone che cosa succede?
Da mesi faccio fisioterapia in una clinica convenzionata con la Asl. E’ l’unica speranza per provare a recuperare, anche se non del tutto, l’uso della mano. Ma nell’ultima visita mensile per il rinnovo della convenzione i medici della commissione hanno detto che dalla elettromiografia ero guarito e che mi sarei dovuto operare. Nel frattempo, se voglio continuare, a spese mie.
E quanto costerebbe?
Per avere i risultati ottenuti finora devo continuare a lavorare quotidianamente per cinque ore, e questo vuol dire circa 200 euro al giorno. Ma come potrei, se non posso neanche più lavorare e tutto il patrimonio che avevamo messo da parte io e Valentina per Gaia lo sto spendendo per mandare avanti la bambina? Ho tre nervi paralizzati che mi impediscono di usare la mano destra, gli esercizi quotidiani sono decisivi. Non posso cambiare ora che ho la speranza che migliorando possa davvero intervenire chirurgicamente.
E’ arrabbiato?
Tanto, per questo ho deciso di sfogarmi, anche correndo il rischio di sembrare quello che va a elemosinare. Non è così, e mi dispiace se passa questa cosa.Dico solo che se volevano abbandonarmi come stanno facendo, facevano prima a lasciarmi lì sotto. Ho perso mia moglie, la nostra famiglia è stata distrutta e adesso mi stanno prendendo anche la dignità, mi stanno negando anche la possibilità di tornare a lavorare.
Con chi ce l’ha?
Ce l’ho con la burocrazia, con tutto. Cinque mesi fa la Asl mi ha riconosciuto l’invalidità al 100 per cento e l’accompagno. A luglio sono andato a informarmi. Avevamo perso la cartella e ho dovuto rifare tutto daccapo, sto ancora aspettando una risposta dall’Inps di Roma. Stessa cosa con la pensione di reversibilità di Valentina. Abbiamo presentato domanda a febbraio, per Gaia, ma la domanda è ancora in giacenza. Ecco come vanno le cose. E mi arrabbio. E’ vero, mi sono salvato, sono un sopravvissuto, ma se non mi mettete in condizione di vivere, ditemi: che mi avete salvato a fare?».(s.d.l.)
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