Era molto orgoglioso di sentirsi un alpino

10 Febbraio 2021

Con l’immancabile pipa partecipava ai raduni delle penne nere. Per tutti era il “lupo marsicano”

L’AQUILA. Gli avevano affibbiato il nomignolo di “lupo marsicano” per il suo carattere apparentemente un po’ burbero e poco espansivo (chi lo ha conosciuto bene però dice il contrario) ma il suo forte legame con la terra natìa lo esprimeva indossando il cappello alpino.
Era stato ufficiale delle penne nere, era iscritto al gruppo di Barisciano e anche quando l’età cominciava a dargli qualche problema non declinava mai un invito a partecipare a raduni o a qualche cena “fuori ordinanza”. A Barisciano ricordano ancora una sera del 1998. Nella sede del gruppo alpini si ritrovarono intorno alla tavola imbandita 4 pezzi da novanta della politica nazionale: Franco Marini, Fabio Mussi, Oliviero Diliberto (che era ministro di Grazia e Giustizia) e Sergio Mattarella allora vicepresidente del consiglio e oggi presidente della Repubblica. «Una serata che non dimenticherò mai» ricorda l’ex sindaco di Barisciano Francesco Di Paolo. Primo piatto pasta al sugo piccante (ma senza esagerare) e poi la “pecora alla cottora” o “chiaranese” di cui l’ex presidente del Senato era un “fan” e formaggi e salumi “fatti in casa”. Marini, da buon alpino, apprezzava il buon vino ma era moderatissimo nel berlo. Non rinunciava mai alla pipa e, per distrarsi un po’, non disdegnava una partita a bocce con gli amici (pare che fosse anche un giocatore di discreto livello). Era naturalmente uno stratega politico con grande capacità di mediazione. A Rocca di Mezzo, era il 2006, non hanno dimenticato una “famosa” passeggiata dalla piazza del paese verso la campagna quando Marini e Massimo d’Alema (che erano nel borgo dell’Altopiano per la festa della Margherita) “decisero” gli equilibri del nascente governo Prodi. Dopo il 2013 e la delusione per la mancata elezione alla Presidenza della Repubblica si era buttato anima e corpo nell’incarico di Presidente del comitato storico-scientifico per gli anniversari di interesse nazionale. Ha percorso l’Italia in lungo e in largo in occasione dei 100 anni dalla Grande guerra. La mattina del 6 aprile del 2009 la prima telefonata la fece al sindaco di Barisciano e nei mesi successivi grazie alla legge mancia stanziò i fondi per la ristrutturazione del Comune.
Di Paolo, oggi consigliere comunale, proporrà di intitolare la sede del Municipio proprio a Marini. Pietro D'Alfonso, il presidente della Sezione Abruzzo dell'Ana, scrive: «Appena poteva scappava da noi, ex alpino semplice, con il cappello con la penna sotto al braccio che si infilava sulla testa alla prima occasione. Anche il suo passo era da alpino, cadenzato, lento ma sicuro, come se ogni volta mettesse il piede su una roccia pericolosa». (g.p.)