«Era sballato, uccise mio figlio»

9 Novembre 2015

La mamma di Francesco, investito da un 21enne sotto effetto di un mix di sostanze

PESCARA. Ha perso il figlio la notte del 27 maggio 2012, quando, di ritorno dai festeggiamenti del Pescara in serie A, Francesco Pesce, 24 anni ancora da compiere, ausiliario alla clinica Spatocco, fu travolto lungo la statale 81 di Cepagatti in sella al suo motorino da una Fiat Punto condotta da un 21enne neopatentato che, sotto effetto di droga e alcol (come stabilirono le analisi), invase la corsia di Francesco a 120 chilometri all’ora e lo uccise.

Ora che quel ragazzo, condannato a tre anni e mezzo, è in carcere, e dal carcere le ha scritto una lettera di scuse, Maria Teresa Carboni non si stanca di ripetere: «Le scuse non mi ridanno mio figlio. Mi è sembrata una cosa buona accettarle, anche se ci ha messo tre anni e anche se potrei perdonarlo a prescindere da quelle scuse. Spero solo che si ricordi che per mano sua una vita è stata cancellata, che almeno questo gli sia di monito, a lui e a tutti quelli che vanno in giro con la macchina senza rendersi conto che oltre a mancare di rispetto a loro stessi, fanno male agli altri, perché il più delle volte sono gli altri ad andarci di mezzo. Com’è successo a mio figlio».

«Sono stata giovane anche io», va avanti, «anch’io ho avuto voglia di trasgredire, ma erano altri tempi, in cui la vita delle persone era al di sopra di tutto. Purtroppo adesso questo modo di vivere è diventato devastante, ed è sempre più diffuso l’uso di alcol e droghe tra chi si mette alla guida di una macchina. Ma ci dobbiamo rendere conto che proprio la macchina è diventata un’arma letale. Per questo mi batto perchè sia riconosciuto il reato di omicidio stradale con l’ergastolo della patente».

«Ho sempre sostenuto che lui non ce l’avesse con mio figlio», va avanti la donna riferendosi al ragazzo che ha investito e ucciso suo figlio, «ma contro la vita di chiunque, perchè se ti droghi e ti ubriachi a quel livello vuol dire che non guardi niente e nessuno. Se n’è reso conto dopo tre anni».

Quanto a Francesco, dice la signora Maria Teresa: «Per me mio figlio è ancora vivo, anzi, più passa il tempo e più è difficile stare senza di lui, anche se non passa giorno che qualcuno non lo ricordi qui a Vallemare, dove Francesco faceva il catechista, l’educatore e insegnava chitarra. Per questo mi sono trasferita a 200 metri dalla parrocchia, perché queste persone che erano intorno a mio figlio ora sono intorno a me».

(s.d.l.)

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