«Era un niente per gli assassini»

2 Luglio 2024

La riflessione della psicologa Baldassarre: «Il disagio dei giovani è tragico»

PESCARA. «Cos’era Thomas per i due ragazzi che lo hanno assassinato? Nulla. E nulla era per gli altri componenti del gruppo che hanno assistito alla scena e, poi, tutti insieme, sono andati al mare, a fare il bagno e un selfie». Questa la riflessione della psicologa Antonia Baldassarre. L’omicidio di Christopher Thomas Luciani, ad appena 16 anni, è maturato in una società in cui domina l’apparenza del virtuale. E la psicologa Baldassarre invita a recuperare una dimensione fisica.
«Si dice: “Mancanza di empatia”. Ma quale empatia», riflette la psicologa, «relaziona i burattini di questo teatro dell’assurdo dove siamo precipitati? C’è chi dice: “I social non c’entrano nulla, l’orrore c’è sempre stato”. Certo, è vero: la strage del Circeo, per esempio. Ma chi sono i ragazzi assassini? E gli altri: chi sono? I dati sul disagio adolescenziale e giovanile sono tragici e impietosi: soprattutto in epoca post Covid; cioè, nell’epoca della digitalizzazione di ogni ambito e ogni aspetto della nostra esistenza. Digitalizzazione: si dice “dematerializzazione”. Corpi», dice ancora Baldassarre, «ridotti a fantasmatiche figure prive di sostanza umana: e, quindi, di emozioni. Quale empatia? Burattini sul palcoscenico di Internet – second life – che penetra e pervade la totalità della nostra esistenza: connessione perenne delle nostre solitudini».
Resta un ragazzino ucciso da altri due ragazzini senza un perché. «Ai genitori di Thomas, ai suoi familiari, ai suoi amici, a chi lo conosceva e gli voleva bene l’augurio di avere la forza di riuscire a superare la devastante angoscia di questa tragedia», dice Baldassarre. E la psicologa parla anche agli autori del gesto, i due 17enni arrestati e rinchiusi negli istituti penitenziari minorili di Roma e Bari: «Agli assassini, ai ragazzi del loro gruppo, ai familiari di tutti loro l’augurio che la vita, nella sua straordinaria e affascinante imprevedibilità, possa consentire percorsi radicalmente alternativi occasioni di riflessione e di riscatto». Ma la tragedia di Christopher impone una riflessione collettiva: «A tutti noi (nessuno può sentirsi innocente), l’augurio di avere la forza e la volontà di smontare il palcoscenico della virtualità per tornare ad essere, prima di tutto, corpi – illimitatamente polimorfi e tutti ugualmente preziosi – ognuno al cospetto dell’altro».