Erdogan al G20: «Assad pronto a non ricandidarsi»

Dal vertice di Antalya accordo per colpire chi alimenta e finanzia le reti jihadiste Obama: «I terroristi sono il diavolo: dobbiamo distruggerli». I distinguo di Mosca
ROMA. Le posizioni all’interno degli stati membri dell’Unione europea sono diverse, l’accordo tra Usa e Russia non è ancora stato raggiunto, ma su un punto i leader del G20 riuniti ad Antalya sono concordi: il presidente siriano Bashar al Assad non si ricandiderà alla prossime elezioni. Nella road-map decisa negli incontri a Vienna, Assad entro sei mesi, ossia dopo un periodo di transizione finita la guerra civile, dovrà lasciare. Il messaggio cruciale del vertice monopolizzato dall’attacco terroristico a Parigi è arrivato dal presidente turco Recep Tayyp Erdogan. «Assad ha massacrato il suo popolo, non ha un posto nel futuro sulla Siria» ha ribadito il presidente turco alla fine del summit.
Obama: «Truppe di terra, un errore». Il vertice ha dovuto necessariamente dare risposte all’appello lanciato al mondo dal presidente francese Hollande per costruire una grande “coalizione anti-Is”. Pur considerando che «l’Is è il volto del diavolo e dobbiamo distruggerlo», il presidente Barack Obama ha confermato i raid aerei, ma non invierà in Siria truppe di terra. «Sarebbe un errore», ha ammesso. Perché se gli Stati Uniti avrebbero poca difficoltà a sconfiggere le forze Is, non sarebbe però facile mantenere la pace. Sarebbe necessaria una prolungata e costosa occupazione che Washington non è disposta ad affrontare. «Non vorremmo ripetere ciò che abbiamo già visto» ha detto Obama ricordando le difficoltà vissute dagli Usa in Iraq e Afghanistan. Francia e Stati Uniti hanno comunque concluso un accordo per uno scambio rafforzato di informazioni in campo militare e di intelligence.
Patto tra Russia e Usa. Nonostante i «distinguo» sottolineati da Mosca, gli attacchi di Parigi hanno impresso un’accelerazione senza precedenti al riavvicinamento tra Russia e Stati Uniti. Dopo il faccia a faccia tra Putin e Obama, secondo gli analisti internazionali, i due ministri degli Esteri Jhon Kerry e Sergei Lavrov stanno cercando la via per un accordo che porti ad una risoluzione della crisi siriana con un cessate il fuoco a gennaio, elezioni sotto il controllo dell’Onu e una nuova costituzione. Anche se la priorità assoluta resta quella di unire gli sforzi contro i jihadisti. La Russia compie raid per conto proprio, mentre gli Usa sono a capo di una coalizione, tra cui la Francia.
Le misure del G20. I paesi del G20 si sono impegnati a porre una stretta ai finanziamenti all’Is, a rafforzzare i controlli alle frontiere, scambio di dati, lotta ai foreign fighter e la sicurezza sugli aerei.
Putin: «Nel G20 anche finanziatori dell’Is». Putin ha presentato un dossier con dati e foto scattate dai satelliti di camion che testimoniano, secondo il presidente, il traffico illegale di petrolio in Iraq nelle mani dei miliziani dell’Is e che ogni giorno fa arrivare nelle tasche dei gruppi terroristici 1,5 milioni di dollari. Putin ha accusato: «I jihadisti sono finanziati da persone fisiche provenienti da 40 paesi tra cui alcuni membri del G20».
La posizione dell’Italia. Di fronte ad Hollande che si è appellato ai vincoli di solidarietà tra partner per unire le forze contro l’Is dicendosi pronto a «triplicare» i raid, il premier italiano Matteo Renzi ha risposto che l’Italia punta ad una soluzione politica. «L’Italia non si tira indietro, ma serve una strategia complessiva».
(f.cup.)
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