«Erosione falso problema qui le spiagge si allargano»

Francavilla, l’ambientalista Bruno Zulli ribalta in un libro di imminente uscita la tesi dei balneatori che invocano misure contro l’azione invasiva del mare
FRANCAVILLA. «L’erosione della costa è un problema relativo. Più invasive sono le attività umane». Lo afferma l’ambientalista Bruno Zulli, autore del libro di imminente uscita «Il mare e la spiaggia beni comuni», contrapponendosi alla recente richiesta avanzata delle associazioni dei balneatori, Sib e Itf, che hanno sollecitato misure più incisive per frenare l’erosione. In particolare, hanno richiesto che anche Francavilla, come Pescara, venga coinvolta nel progetto regionale Ricama. «Soltanto così potremo parlare di vero rilancio delle nostre attività balneari, già duramente provate dalla forte erosione del litorale», sostengono i balneatori.
Non la pensa così Zulli, che documenti e dati scientifici alla mano, smentisce che il litorale francavillese sia soggetto a erosione, affermando, al contrario, che la profondità della spiaggia è in costante aumento. «È la storia geologica a dirlo: le spiagge del medio Adriatico sono sempre state costituite da una sottile striscia di sabbia. La scarsità di arenile, ma non solo, ha determinato il fatto che i centri costieri in Puglia, Abruzzo e Marche, sorgessero sulle colline prospicienti il mare» spiega l’ambientalista. «Un movimento tettonico di sollevamento della regione, che dura da circa 5 milioni di anni, e che ha formato la Maiella – 100 milioni di anni fa qui c’era un mare tropicale – e che ha prodotto un progressivo e conseguente allontanamento della costa verso est, ha formato anche i colli e dura tuttora. A Francavilla, fino a 2-300 anni fa, la spiaggia arrivava ai piedi della collina e ancor’oggi avanza verso il mare».
Secondo Zulli, «l’erosione delle spiagge è un problema indotto. Oggi le spiagge sono più ampie di 50 anni fa. Tra 20-30 anni, saranno dove sono ora le scogliere. L’erosione è dovuta alla distruzione dei fiumi e alla fragilità della spiaggia» osserva l’ambientalista. «I fiumi Alento e Foro sono stati oggetto di una serie spaventosa di manipolazioni e interventi: canalizzazione, cementificazione, prelievi di inerti e di acque, invasione delle golene da parte di case, opifici e impianti di vario tipo. È per questi motivi che non portano più materiali per il ripascimento naturale delle spiagge».
A risentirne, però, sono soltanto le spiagge più fragili. «Nel tratto nord, l’erosione è quasi inesistente. Il problema vero è dato dall’invasione eccessiva dell’arenile da parte delle attività antropiche e balneari. Le spiagge un tempo, come dimostrano molte immagini, erano molto più strette; ed erano situate molto più verso ovest. Dal dopoguerra a oggi, sono state costruite case verso la spiaggia, una strada litoranea, marciapiedi e, nella zona sud, il lungomare e una pista ciclabile che, tra l’altro è fuori norma, perché mancano sicurezza e rispetto delle dimensioni di legge».
In pratica, «le spiagge, in realtà, sono più ampie ma sembrano più strette perché sono le attività umane ad aver invaso l’arenile» afferma Zulli. «Credo che le attività balneari debbano fare un passo indietro. Le costruzioni sull’arenile vanno drasticamente ridotte se si vogliono salvare mare, spiagge e il futuro del turismo. Le scogliere sono un errore e sono spesso dannose. Così come il porto. Modificano la linea di costa e portano, quasi sempre, alla necessità di nuovi interventi».
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