Errore umano o guasto al motore Due inchieste sull’aereo caduto

24 Agosto 2024

Sull’incidente indagano sia la magistratura di Terni sia l’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo Il presidente dell’Aeroclub D’Ortenzio ricorda le vittime Di Giacomo e Sciannimanico: «Erano esperti»

PESCARA. Errore umano o guasto al motore. Due sono le ipotesi sull’incidente aereo costato la vita a Claudio Di Giacomo, imprenditore di Città Sant’Angelo ed ex vice presidente del Pescara, e Massimo Sciannimanico, veterinario residente da qualche mese a Loreto Aprutino. Il loro monomotore P66C del 1978 è andato giù subito dopo il decollo dall’aviosuperficie “Leonardi” di Terni, da un’altitudine di poco più di cento metri. Un margine troppo ristretto per tentare di evitare lo schianto. Probabile che il velivolo sia andato in stallo durante il decollo o in virata, perdendo quota. Nella caduta - testimoni dicono di aver visto l’aereo avvitarsi su se stesso - l’aeromobile potrebbe aver toccato anche i cavi dell’alta tensione vicini alla pista (ma regolarmente segnalati e non pericolosi per il traffico aereo), tanto che la coda dell’aereo sembra tranciata e quasi completamente rovesciata. Per ora sono solo teorie: le inchieste in corso - una della magistratura e una dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo - diranno la verità su quei momenti tragici di giovedì scorso a Terni.
Cristiano D’Ortenzio, il presidente dell’Aeroclub Pescara “Breda” non si sbilancia nelle ipotesi: «È presto per capire la dinamica, abbiamo ricostruzioni sommarie e poco precise da parte di testimoni oculari. Aspettiamo le inchieste della magistratura e dell’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo», ha detto ieri dopo essere stato in questura per la consegna dei documenti sul “Charlie” Partenavia precipitato. «Di Giacomo e Sciannimanico sono nostri ex allievi, hanno conseguito il brevetto qui. Volavano continuamente, sia con l’aereo caduto a Terni con gli altri della nostra flotta. Il “Charlie” di Partenavia è in uso in tutte le scuole italiane, un aereo comune nelle scuole piloti. Per noi questo è un evento tragico e scioccante: il secondo nel nostro aeroclub a cinquant’anni di stanza dal precedente». Qualcuno ha detto che i due avrebbero evitato di atterrare in strada facendo una scelta rischiosa ed eroica. «Da pilota, dico che sarebbe più logico atterrare sulla strada che non su un terrapieno...».
Di Giacomo e Sciannimanico soci attivi e benvoluti da tutti nell’aeroclub: «Sì, Di Giacomo alle cene e agli eventi era sempre presente. Loro uscivano insieme, ma anche con altri soci in possesso del brevetto. Chi era al comando dell’aereo? Dicono che ci fosse Sciannimanico, ma non è una notizia ufficiale. I rilievi ce lo confermeranno». Si parla della pericolosità dei cavi elettrici vicino alla pista di Terni: «I cavi sono segnalati, ma in fase di decollo se tutto va come deve andare non sono un ostacolo. In caso di problematiche, invece, potrebbero essere stati toccati dall’aereo». L’aereo caduto invece era in ottime condizioni: «Tutti gli operatori e tutti i mezzi sono certificati e seguiti in modo rigorosissimo. Sulla manutenzione metto la mano sul fuoco. Il “Charlie” aveva solo quindici ore di volo dall’ultimo controllo, che viene effettuato ogni 50 ore». D’Ortenzio ieri in questura, ma solo per una formalità: «Una prassi la consegna dei documenti in questura, sono gli stessi documenti inviati ieri alla questura di Terni. Noi siamo solo noleggiatori del mezzo con cui è avvenuto l’incidente». Anche l’aeroclub attende notizie sui funerali dei due soci : «Aspettiamo notizie per omaggiare le salme e per partecipare. Ma sono ancora a disposizione dell’autorità giudiziaria».