Ersi, archiviata l’inchiesta sulla nomina di Di Biase

10 Giugno 2020

PESCARA. Finisce definitivamente in archivio l'inchiesta penale sulla nomina del direttore generale dell'Ersi (Ente regionale del servizio idraulico), Tommaso Di Biase, che aveva portato a ipotizzare...

PESCARA. Finisce definitivamente in archivio l'inchiesta penale sulla nomina del direttore generale dell'Ersi (Ente regionale del servizio idraulico), Tommaso Di Biase, che aveva portato a ipotizzare un reato di abuso d'ufficio da parte di alcuni componenti del consiglio direttivo dell'Ente, Daniela Valenza, Roberto Di Marco, Ilario Lacchetta, Alfonso Ottaviano, oltre al Di Biase.
La richiesta di archiviazione formulata dalla procura teramana (l'ambito in questione era appunto quello di Teramo), aveva trovato l'opposizione di uno dei candidati esclusi, l'avvocatessa Sebastiana Parlavecchio.
Sciogliendo la riserva dopo l'udienza del 4 marzo scorso, il gip Roberto Veneziano ha deciso che in questa vicenda non sussistono ipotesi di reato. Il problema che era stato sollevato riguardava la posizione del Di Biase che, secondo il ricorrente, non poteva essere nominato in quanto pensionato.
Sulla vicenda c'erano stati diversi pareri di avvocati molto esperti nella materia, che il gip ha fatto suoi per arrivare a decidere per l'archiviazione. Da premettere che si trattava di una materia molto controversa e aperta a diverse interpretazioni.
«Nel contesto storico in cui gli indagati si sono trovati a dover interagire», scrive il giudice Veneziano, «il quadro ermeneutico connesso alla complessa disciplina normativa, risentiva di comprensibili incertezze e di ben consolidati contrasti interpretativi».
Non c'è stato dunque «alcun tipo di dolo da parte degli indagati, «con la conseguenza che tutte le valutazioni di illegittimità espresse dall'opponente per tratteggiare, a carico dei soggetti che sono indagati, profili di illiceità penale non possono integrare un ulteriore approfondimento investigativo, né possono legittimare un proficuo prosieguo dibattimentale, non potendosi valorizzare oltremisura gli spunti evocanti la interazione di "poteri forti" e di personaggi legati “al sistema di relazioni non lecite” che avrebbero favorito il coagulo delle preferenze nei confronti di un professionista che avrebbe potuto far leva su amicizie e frequentazioni influenti nell'assetto della gerarchia politica regionale dell'epoca (siamo nel 2017), aspetti vanescenti - aggiunge in conclusione il giudice - e fumosi che non solo non sono emersi con la valenza euristica che i dati indiziari devono necessariamente possedere per essere considerati rilevanti nell'accertamento delle responsabilità penali, ma non potrebbero essere neanche oggetto di ricerca postuma da parte del pm su sollecitazione dello scrivente giudice, il che si traduce nella condivisione della richiesta abdicativa proveniente dal Pm e nel conseguente rigetto di ciascuno degli spunti investigativi suggeriti dall'opponente». (m.cir.)