Esami di maturità comprati: due pescaresi nei guai con altri 5

Nel mirino l’istituto di recupero a Bologna gestito da Michele e Antonio De Simone e altre 2 scuole paritarie Secondo l’accusa, in cambio di tremila euro garantivano la Maturità da conseguire a Fermo o a Portici
PESCARA. Ci sono due pescaresi, Michele e Antonio De Simone, padre e figlio, ai vertici dell’inchiesta della procura di Bologna denominata “diplomificio”: una serie di presunti illeciti che sarebbero stati commessi, come sostiene la Finanza di Bologna, da un istituto di recupero anni scolastici, “Leonardo Da Vinci School”, sempre di Bologna, posto sotto sequestro dal gip felsineo, per agevolare la promozione dei propri studenti in due istituti paritari di Fermo e Portici.
Tutto parte da un esposto di un insegnante della “Da Vinci School” di Bologna che rendeva note «plurime pratiche irregolari attuate dall'istituto». Si parla di un giro consistente di soldi che le famiglie dei ragazzi sborsavano ogni anno per far diplomare i propri figli. Sette sono gli indagati: oltre ai due pescaresi, i responsabili degli altri due istituti partitari. Tutto è chiarito nell’imputazione che riguarda l’associazione per delinquere, reato al quale si aggiungono corruzione e falso. La procura parla di “meccanismo criminoso” messo in piedi dai De Simone con gli istituti “Polo scolastico paritario Giovanni Paolo II”, e “M.I.A”, di Fermo e l’Istituto Santa Maria di Portici, in Campania. Un meccanismo «che consentisse agli alunni di conseguire indebitamente, dietro corrispettivo di denaro, diplomi scolastici in violazione della normativa che pone il divieto per i candidati esterni iscritti a una scuola privata di formazione, non paritaria, di sostenere l’esame di Stato presso scuole paritarie ubicate negli stessi distretti/provincie».
Nello specifico la Da Vinci gestita dai de Simone, «proponeva ai propri iscritti, previo il pagamento di 3.000 euro, un percorso formativo di recupero degli anni scolastici arretrati con la certezza del conseguimento del diploma. In realtà il programma scolastico si rivelava lacunoso e permetteva false attestazioni circa la presenza degli studenti a lezione o di alternanza scuola-lavoro, sollecitando poi gli studenti a cambiare residenza al fine di poter sostenere l’esame finale presso altri istituti ubicati in altre regioni (nel caso specifico Marche e Campania), garantendo anche la predisposizione delle false attestazioni di residenza». E i rapporti commerciali erano tenuti con gli istituti di Fermo, gestiti da Maria Diana Fioretti, Sergio Moreschini e Simona Agostini, e con l’istituto di Portici gestito da Antonio e Giovanni Mucciolo, «corrispondendo», si legge nell’imputazione, «illeciti importi eccedenti quello relativo alle ordinarie tasse di esame, per i quali arrivavano a chiedere agli studenti il pagamento di 3.000 euro come tassa d’iscrizione a fronte dei 12,09 euro previsti».
A tutti viene contestata la corruzione in quanto l’istituto di Portici (e quindi i Mucciolo) avrebbe ricevuto 214mila euro dal 2017 a oggi per «garantire la promozione del 100% degli studenti della Da Vinci School a prescindere dall’effettivo livello di preparazione, così come predisponevano false attestazioni sulla presenza degli studenti alle lezioni». Analogamente l’istituto di Fermo (Fioretti, Moreschini e Agostini) avrebbero percepito un importo complessivo di circa 600mila euro per ottenere i medesimi “servizi” e sempre nello stesso arco temporale.
Dalle indagini sarebbe poi emerso che i De Simone si «recavano in struttura due volte a settimana», come scrive il gip nel provvedimento di sequestro, «per questioni prettamente economiche: i due erano soliti recarsi lì per ritirare i soldi contanti versati dagli studenti a saldo della tassa scolastica e della tassa d’esame». Mentre è di rilievo investigativo l’esposto dell’insegnante che dice che gli studenti «di fatto non ricevevano nessun tipo di formazione e noi insegnanti non siamo messi nelle condizioni di insegnare; non vi sono libri scolastici, non vi sono computer, non c’è nessun registro elettronico». Insomma, una scuola finalizzata solo a sfornare diplomi. Ieri gli uomini del maggiore Alfieri hanno eseguito una serie di perquisizioni, anche nelle due residenze dei De Simone a Pescara, oltre ad aver bloccato i conti correnti degli indagati ed aver posto i sigilli alla Da Vinci School di Bologna.

