Esercizio abusivo della professione Dogali: accuse senza fondamento

Il biologo avrebbe svolto in ospedale, già pensionato, attività mediche non compatibili col suo titolo E ieri si è difeso in aula: la mia presenza nel reparto di Medicina nucleare a titolo gratuito e personale
PESCARA. «Le accuse mosse contro di me non hanno alcun fondamento e come al solito nascono da denuncia anonima». Sceglie di fare delle dichiarazioni spontanee prima della prossima e decisiva udienza fissata al 30 maggio, il dottor Vincenzo Dogali, biologo pescarese ora in pensione, accusato dalla procura di Pescara di peculato ed esercizio abusivo della professione all'interno dell'ospedale civile pescarese.
«Dopo il pensionamento», ha detto ieri mattina davanti al gup Fabrizio Cingolani, «ho continuato a recarmi in ospedale, al massimo per un paio di ore al mattino e senza alcuna formalità. La mia presenza nel reparto di Medicina nucleare non può in alcun modo leggersi come esercizio della professione specifica prevista da quel reparto. Le persone che vengono citate negli atti», ha proseguito Dogali, «sono conoscenti, amici e parenti ai quali ho prestato aiuto, su loro richiesta, a titolo gratuito e personale».
Nel procedimento che si trova alla decisione del gup, oltre a Dogali sono coinvolti anche il primario del reparto, Valerio Di Francesco, l'ausiliario Lorenzo Sagazio (anche loro hanno scelto il rito abbreviato come Dogali) e un coadiutore amministrativo, Paola Zuccarini, che ha scelto però il rito ordinario e quindi per lei il gup dovrà decidere se rinviarla a giudizio o meno.
Secondo l’accusa, dal 2018 al 2019, Dogali (in pensione dal 2015) sarebbe tornato più volte in ospedale, per compiere delle attività che non avrebbe potuto svolgere non solo perché era in pensione, ma anche perché attinenti a questioni prettamente mediche e non compatibili con il suo titolo di biologo. Sagazio, secondo l’accusa, con il suo badge gli avrebbe permesso di entrare da una porta secondaria e lo avrebbe aiutato anche per far ottenere ai suoi “amici" una corsia preferenziale dal Cup. Zuccarini, invece, avrebbe assistito Dogali anche in occasione di qualche prelievo di sangue. E sul punto, ieri Dogali ha detto che «i prelievi ematici sono stati sempre effettuati dal personale infermieristico presente nel reparto e dal personale infermieristico del poliambulatorio».
Quanto all’accusa di peculato per aver utilizzato strumenti dell’ospedale, Dogali avrebbe fornito una spiegazione tecnica, sottolineando che le «18 provette sono sufficienti al massimo per tre persone ed hanno un costo massimo di 1 euro». Il primario, invece, avrebbe permesso a Dogali di utilizzare la struttura pubblica ed avrebbe anche firmato delle richieste di esami e prescrizioni che gli venivano sottoposte dal biologo.
L’inchiesta, nelle mani del sostituto Andrea Di Giovanni, è supportata anche da numerose riprese filmate e fotografiche e testimonianze di molte persone: una telecamera era stata posizionata nel suo studio privato e una in quello che Dogali avrebbe utilizzato abusivamente all'interno della struttura pubblica del Santo Spirito. Adesso bisogna aspettare il prossimo 30 maggio per la discussione e la sentenza dei riti abbreviati e per conoscere il destino dell'unica imputata che ha scelto il rito ordinario.
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