Esplode la voglia di divertirsi  Ma tornano le zuffe in strada 

La città si rianima, rispuntano i problemi di ordine pubblico come prima della quarantena

PESCARA. Un urlo: «Hai finito a campare». E giù una scarica di parolacce, pugni e spintoni. Così è terminata - alle 1,30 e a locali chiusi - la notte brava, la prima del dopo quarantena, di un gruppo di giovani facinorosi, senza mascherina di protezione e appiccicati l’uno all'altro, che la notte tra venerdì e sabato se le sono date di santa ragione nei dintorni di piazza Muzii.
In un video, girato dai residenti, sono immortalate le immagini della vergogna: un gruppo di scalmanati, forse in preda ai fumi dell’alcol, ha reso ancora più movimentata la notte della movida pescarese, picchiandosi chissà per quale futile ragione, in mezzo alla strada, tra le auto in sosta.
Strilli, schiamazzi e botte. Nei fotogrammi si vedono giovani che si picchiano e ragazze che cercano di placare gli animi bollenti, e che corrono da una parte e dall’altra. Oltre a questo episodio, c’è stato un po’ di trambusto messo su, poco prima delle 22 in piazza Martiri Pennesi, da stranieri ubriachi e urlanti, subito zittiti da una pattuglia dei carabinieri che hanno monitorato il territorio insieme alle volanti della polizia, della polizia municipale e della guardia di finanza.
Come se il tempo si fosse fermato, come se il lockdown da coronavirus non fosse mai esistito, sembra essere riscattata l’emergenza sicurezza lungo le vie del divertimento. Al comportamento scorretto di taluni, fa da contraltare “l’altra” piazza Muzii e dintorni, dove il popolo degli aperitivi, complice le temperature miti che invitano a stare all’aperto, sorseggia drink ai tavoli distanziati e si gode la ritrovata libertà con comportamenti impeccabili.
Una folla composta e disciplinata che sciama impaziente già dalle 21, o che siede ai tavoli sparsi nella piazza davanti ai locali dove non si accede all’interno. Lo stop è imposto dalla segnaletica a terra e dai numerosi cartelli affissi sulle vetrine. Non importa quanto siano rigide le regole della ripartenza, per clienti ed esercenti, tra autocertificazioni ed elencazioni di dati personali, mascherine, guanti, distanziamento sociale, terrore delle sanzioni e controlli delle forze dell’ordine. Quel che conta, per tutti, è «ricominciare a vivere una vita normale». È potersi riappropriare della «propria libertà, degli spazi in comune, di rivedere gli amici, di riavere un contatto umano» dopo mesi di clausura. Gioia D’Annunzio, 20 anni, studentessa di Psicologia a Chieti, e l’amica di una vita Virginia Merlocchi, 19 anni, Giurisprudenza a Teramo, qualche pena d’amore sofferta durante il confinamento, degustano un calice di vino bianco: «Dopo due mesi chiuse in casa avevamo bisogno di questo momento di libertà, malgrado resti la paura del virus».
Il piacere di una birretta consumata sulle scale del mercato immaginando di essere seduti su quelle più suggestive di piazza di Spagna: così è stato per l’ingegnere informatico pescarese, Simone Pistocchi. Quel «desiderio folle di un sorso di spritz» fresco e aromatico ha portato in piazza Tiziana Carosella, Paola Vivarelli, Paola Paolini, Claudio Scarpelli, Roberto Romanelli, Livio Marinucci, pochi minuti prima in compagnia del fratello Luciano, sindaco di San Giovanni Teatino. Il gruppo aveva tanto da dirsi: «La crisi economica che è la paura peggiore del virus, l’incertezza del ritorno a scuola dei figli, la preoccupazione di far indossare loro la mascherina, perché chi le mette è uno “sfigato” secondo le ultime tendenze giovanili, l’estate al mare piena di restrizioni». Il “gruppo spritz” ha però lodato l’organizzazione degli operatori commerciali della movida: «Pasti monodose e pulizia, hanno fatto tutto per bene». Ne sa qualcosa Viviana Zeri, che col figlio Jacopo guida da 5 anni il pub VinAmore, braceria in via Battisti, 8 dipendenti, mentre poco più in là c’è la figlia Ilaria al comando di One more drink: «Siamo all’inizio e già stressati», rivela l’imprenditrice, «difficile lavorare con tante restrizioni, tra autocertificazioni, pane da imbustare, comitive di ragazzi a cui dire continuamente di tenersi a distanza, pasti monoporzione, timore dei controlli e ansia che per un piccolo errore ci possano togliere la licenza. Ma si va avanti, dobbiamo lavorare».
C’è chi invece apprezza l’atmosfera della nuova movida: «Siamo emozionati, stiamo riscoprendo il valore delle piccole cose» dichiarano i clienti, Chiara Bonu, Massimo Desiato, Michela D’Alessio e Giuseppe Di Bella, mentre armeggiano con l’arrosticino caldo avvolto nella stagnola, appena portato in tavola dal cameriere Alessandro Iezzi. Ai tavoli dei Birrai del Mercato, la responsabile di sala Sara Di Blasio corre indaffarata. Segue anche la comitiva di Luigi, Cristina, Maurizio, Pierluigi, Patrizio, Virginia e Luigi che scherzano: «Puzziamo di disinfettante, non sopportiamo la mascherina, ma avevamo voglia di incontrarci. Senza assembramenti ma seguendo le regole, possiamo superare bene anche questa estate che si presenta dura, ma ce la faremo».
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