Esplosione in fabbrica, è strage: tre operai morti

A distanza di tre anni, un altro scoppio alla Esplodenti Sabino di Casalbordino Anche nel 2020 morirono tre dipendenti. Il titolare: un dramma inspiegabile
CASALBORDINO. Il rumore della morte torna a sconvolgere Casalbordino a mezzogiorno, neanche tre anni dopo l’ultima tragedia. Un boato, poi le lacrime e il sangue, la paura e le preghiere. Il rumore della morte è l’esplosione che fa saltare in aria una casamatta della Sabino, storica azienda che tratta residuati bellici, e si porta via le vite di tre padri di famiglia: Fernando Di Nella, 62 anni di Lanciano, che vedeva il traguardo della pensione dopo un’esistenza fatta di sacrifici e sudore; Giulio Romano, 56 anni di Casalbordino, nel 2020 scampato miracolosamente alla sciagura per un cambio di turno; e Gianluca De Santis, il più giovane, 44 anni di Palata (Campobasso), che oggi sarebbe stato in ferie per accompagnare uno dei suoi figli piccoli a scuola. Si ripete l’inferno del 21 dicembre di tre anni fa, quando i padri di famiglia vittime dello scoppio furono Carlo Spinelli, Paolo Pepe e Nicola Colameo. Sarà ora l’inchiesta condotta dai carabinieri e coordinata dai pm di Vasto Vincenzo Chirico e Silvia Di Nunzio a spiegare il perché di un incidente sul lavoro che l’azienda ha definito «inspiegabile». Ma le indagini dovranno accertare anche la regolarità di tutte le procedure che hanno portato alla riapertura della fabbrica nel dicembre 2021 dopo quasi un anno di sospensione della licenza.
LO SCOPPIO
Sono le 12 in punto di ieri quando una violenta deflagrazione fa tremare i vetri di tutte le case di contrada Termini e distrugge il locale di lavorazione dei residui dello smaltimento di esplosivo. I tre operai vengono proiettati a parecchi metri di distanza e muoiono all’istante. All’Esplodenti Sabino si ripiomba nell’incubo: scatta l’evacuazione per il timore di ulteriori scoppi. Tra gli addetti al lavoro in quel momento e rimasti illesi ci sono anche Romeo ed Elio Colameo, i fratelli di Carlo, una delle vittime del 2020.
I SOCCORSI
La macchina dei soccorsi si mette subito in moto. Sul posto si precipitano vigili del fuoco, operatori del 118, carabinieri, poliziotti, finanzieri, artificieri, vigili urbani e volontari della protezione civile. La prefettura di Chieti attiva il Centro coordinamento dei soccorsi e le case che si trovano nelle immediate vicinanze della fabbrica vengono momentaneamente evacuate. Provano ad avvicinarsi al luogo della tragedia anche alcuni parenti degli operai morti. Le vittime sono molte di più di quanto raccontino i numeri. Le vite spezzate non sono soltanto le tre vite perdute in una mattinata di sole di fine estate. Sono spezzati anche i sogni, i progetti, i giorni delle vite delle loro madri e mogli, figli e padri. Arriva pure il sindaco Filippo Marinucci: «La nostra comunità», dice, «è ancora colpita al cuore».
PARLA L’AZIENDA
A metà pomeriggio l’Esplodenti Sabino interviene con una nota: «Resta, allo stato, inspiegabile la causa dell’innesco che ha determinato la dolorosa perdita di tre lavoratori sebbene esperti, formati e informati dei rischi connessi allo svolgimento delle loro mansioni». Dall’azienda, che dà lavoro a 70 persone, proseguono: «L’incidente si è verificato durante la normale fase di lavorazione di munizionamento, eseguito per conto dell’Agenzia industrie difesa, nonostante l’adozione delle cautele e applicazioni più severe previste dalla normativa sulla prevenzione degli infortuni». Non manca una precisazione: «Per quanto di competenza, la società si farà carico di ogni esigenza dei familiari delle vittime anche attraverso le proprie compagnie di assicurazione».
IL SOPRALLUOGO
Nel tardo pomeriggio, dopo il via libera degli artificieri, parte il sopralluogo con i pm, i carabinieri della compagnia di Ortona e del nucleo investigativo del comando provinciale e il medico legale Pietro Falco. I corpi vengono trasportati all’obitorio dell’ospedale Santissima Annunziata di Chieti in vista dell’autopsia. Saranno necessari ulteriori sopralluoghi nell’area sequestrata.
LE INDAGINI
Un’operazione sbagliata, un accumulo di polvere pirica o chissà cos’altro: a chiarire le ragioni dello scoppio sarà l’inchiesta in cui si ipotizzano – come atto dovuto – i reati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo, al momento a carico di ignoti. Ma già nelle prossime ore, in vista di un esame irripetibile come quello dell’autopsia, potrebbero essere iscritti i primi nomi sul registro degli indagati.
LE REAZIONI
È un lutto collettivo che supera i confini dell’Abruzzo e segna il dibattito politico. A Roma, in Senato, i vertici dello Stato osservano un minuto di silenzio in una seduta che, per un’incredibile coincidenza, è dedicata alla sicurezza sul lavoro. «Bisogna fare di più per contrastare questo stillicidio», scandisce in aula il presidente Ignazio La Russa. Tra qualche giorno, quando le bare saranno allineate in chiesa, quando la strage di Casalbordino sarà avvolta nella liturgia dell’ultimo saluto, dovranno prevalere lutto e silenzio. Adesso, no. Adesso i familiari delle vittime chiedono giustizia per un altro giorno da cancellare dal calendario del lavoro.
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