Esposizione per le vittime del sisma

5 Aprile 2019

Omaggio ai morti aquilani dell’artista pescarese Vittorio Di Boscio  

PESCARA. Dieci anni dopo, il tempo è ancora fermo alle 3.32, nell’attimo in cui il sisma uccide 309 persone.
E si intitola proprio “3.32” la «mostra-denuncia» che il poliedrico artista pescarese Vittorio Di Boscio, classe 1954, dedica alle vittime del terremoto dell’Aquila. Per non dimenticare quel maledetto 6 aprile 2009. L’esposizione si apre oggi (orari 16-20) al museo d’arte moderna Colonna e si concluderà domenica. Per un anniversario così importante, Di Boscio ha fatto le cose in grande. La sua opera è «una scenografia alta quattro metri», spiega l’autore, figlio di Ernani Di Boscio, artista del sacro e della “pittrice dei fiori” Elena Barra, «con sei enormi immagini che crollano sulle sculture a grandezza naturale di una mamma che protegge il figlio». Tutt’intorno, un pullulare di simboli e colori impressi nelle tele realizzate con acrilici, legno e ceramiche. «La componente più significativa dell’intera opera», prosegue l’artista nato a Pescara il 21 maggio di 65 anni fa, «risiede nei simboli, la bambola a significare la giovane età spezzata da un cullare non materno, da un tragico gioco ondulatorio; il libro con le pagine strappate da chi, occultando testimonianze e prove, farà di quella casa il vero muro di gomma; i mattoni, simbolo della distruzione e ricostruzione che si differenziano nei colori: il rosso per le vite e il sangue ingiustamente versato, il metallico per la speranza dell’immediata ricostruzione, il nero per la disonestà di chi, grazie ai tristi eventi, incrementa le proprie ricchezze».
La sua è una «mostra di arte e denuncia», così la definisce Di Boscio, già pronto a nuove sfide e progetti legati all’universo femminile che porterà a far conoscere in Olanda e a Dubai, dopo l’ultima esposizione in Australia. «Nei miei nuovi progetti» rivela l’artista appassionato di scenografie, arredamenti di interni e gastronomia, «è la donna al centro del percorso, che oltre alla pittura, includerà anche le poesie, per spiegare meglio l’astrattismo delle forme». È un omaggio «alla forza e tenacia delle donne, alla loro capacità di reagire nei momenti difficili». (c.co.)