Espropri per la strada mai fatta: c’è l’esposto

9 Ottobre 2018

SPOLTORE. Sono passati dodici anni da quando alcuni terreni di via Marche, a Villa Raspa di Spoltore, furono occupati e espropriati per costruire una nuova strada. Proprietà sventrate dalle ruspe,...

SPOLTORE. Sono passati dodici anni da quando alcuni terreni di via Marche, a Villa Raspa di Spoltore, furono occupati e espropriati per costruire una nuova strada. Proprietà sventrate dalle ruspe, siti edificabili solo parzialmente indennizzati come agricoli, poi di quella nuova strada non si è più saputo nulla. Mai realizzata.
Da alcuni giorni la lunga storia di questa strada fantasma e degli espropri mai pagati da parte del Comune di Spoltore è finita sul tavolo del procuratore della Repubblica di Pescara. A presentare l’esposto è una delle cittadine espropriate, Rita Palumbo, che in tre pagine e dieci allegati ripercorre quella che definisce «una storia di soprusi».
«Con provvedimento 19 settembre 2009 il Comune di Spoltore disponeva l’occupazione anticipata di alcune porzioni di un immobile di mia proprietà, rispettivamente per 93 metri quadrati e 281 metri quadrati, per la realizzazione di una strada. Con provvedimento del settore Lavori pubblici veniva quantificata in 1.415 euro l’indennità espropriativa riconosciutami, da me accettata con comunicazione dal 28 ottobre 2013 solo a titolo di acconto. Ad oggi nessun contratto è stato sottoscritto da me e non ho visto riconosciuto integralmente il mio indennizzo di valore commerciale dell’immobile espropriato». Passano gli anni, e dal Comune non arriva più alcuna notizia sul futuro della strada».
«I lavori iniziati venivano poi improvvisamente interrotti senza che fossero conclusi e senza ripristinare l’originaria recinzione al confine con la mia proprietà, il che comporta anche l’agevole ingresso di terzi nella mia proprietà privata, tanto che sono stata più volte vittima di furti. Attualmente», prosegue la Palumbo nell’esposto «la strada realizzata è priva di canali di scolo delle acque piovane e dei relativi pozzetti di raccolta, e in occasione di eventi atmosferici piovosi, anche minimi, le acque piovane si riversano dalla strada nella sottostante proprietà, provocando l’allagamento dell’abitazione familiare». Inoltre, prosegue l’esposto «i luoghi in cui furono iniziati gli interventi pubblici sono in completo abbandono, tanto da comportare l’ampliamento della superficie occupata con ulteriore compromissione del mio diritto di proprietà, e oltretutto ho dovuto sopportare il pubblico passaggio pedonale e addirittura automobilistico, anche su aree non sottoposte ad espropriazione». Ora Rita Palumbo e la sua famiglia chiede alla magistratura di porre fine a questa situazione, di accertare eventuali ipotesi di reato commesse fino a oggi e far sì che il Comune di Spoltore «riprenda immediatamente i lavori sospesi provvedendo alla realizzazione di canali di scolo e raccolta delle acque».