«Estendere nelle aree protette le attività di controllo»
L’AQUILA. Certo, c’è la caccia selettiva. Ma c’è anche la questione dei parchi, problema centrale in una regione come l’Abruzzo che ha il 30% del proprio territorio tutelato. Per questo il...
L’AQUILA. Certo, c’è la caccia selettiva. Ma c’è anche la questione dei parchi, problema centrale in una regione come l’Abruzzo che ha il 30% del proprio territorio tutelato. Per questo il presidente della provincia di Pescara Antonio Di Marco ha chiesto che le attività di controllo sui cinghiali vengano estese anche nelle aree protette. Lo ha detto a proposito del controllo delle popolazioni di cinghiali che abitano le montagne e i territori dei due parchi del territorio provinciale durante un incontro il direttore del Parco nazionale della Majella Oremo Di Nino, il dirigente del Parco Gran Sasso Monti della Laga Federico Striglioni e i tecnici di settore della Provincia. Il tema centrale è quello dei danni all'agricoltura che la specie di ungulati arreca periodicamente alla colture. «Dobbiamo trovare al più presto una soluzione comune per arginare questo fenomeno, soprattutto all'interno delle aree protette. La mia proposta è di estendere le operazioni di controllo della Provincia anche all'interno delle aree protette nelle zone poste nelle immediate vicinanze dei confini degli Ambiti territoriali di caccia in modo da poter operare su territori omogenei». Sulla stessa lunghezza d’onda è il consigliere del Comune dell’Aquila Gianni Padovani (componente della giunta esecutiva della Copagri Abruzzo con delega ai Parchi): «Si dia la possibilità di riaprire la caccia nelle zone idonee al fine di risolvere l’ormai annoso problema dei cinghiali. I coltivatori, i residenti non ne possono più dei danni che subiscono quotidianamente. I rimborsi arrivano con ritardi anche di anni e spesso non coprono neanche il 100% della richiesta di risarcimento». Secondo Padovani, «l’elevato numero di cinghiali non può essere ridotto solo con l’utilizzo delle gabbie per la cattura (mossa tentata dal Parco regionale Sirente-Velino).
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