Estorsione a D’Alfonso, perizia sull’imputato

Il gup nomina uno psichiatra per valutare se Cantagallo era capace di intendere quando chiese i soldi
PESCARA. Avrà 90 giorni di tempo il consulente nominato ieri dal gup Antonella Di Carlo, per depositare la perizia a carico di Giuseppe Cantagallo, il geometra accusato di tentata estorsione nei confronti dell'ex governatore dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso.
Ieri mattina il giudice ha conferito l’incarico indicando al professor Raffaele De Leonardis, psichiatra pescarese di Villa Serena, i quesiti cui rispondere: e cioè se l’imputato al momento del fatto era incapace di intendere e di volere; se è socialmente pericoloso; se è incapace di presenziare al processo e se la patologia è irreversibile o meno. Nel corso della prossima udienza, fissata al 4 luglio, il consulente dovrà discutere in aula i risultati della sua perizia. Cantagallo, principale accusatore e teste chiave nel processo mare-monti, è finito davanti al giudice per la tentata estorsione di 130 mila euro ai danni del senatore Luciano D’Alfonso (all’epoca sotto processo con altri imputati proprio nell’inchiesta mare-monti dalla quale venne poi assolto nel merito). Alla vigilia della sua deposizione in aula davanti al collegio (programmata per il 21 novembre 2017), Cantagallo aveva scritto una mail a D’Alfonso dal titolo “segnali di pace”, dove in sostanza gli chiedeva i soldi per non andare a testimoniare nel processo. Questo il testo: «Buongiorno, credo che sia arrivato il momento di mettere da parte vecchi rancori. Ragion per cui, avendo ricevuto l’avviso di comparizione in tribunale, se tu vuoi che non venga penso sia arrivato il momento che tu mi liquidi la somma di euro 130.000 sul conto che ti dico nel rigo successivo». D’Alfonso fece partire subito la denuncia e Cantagallo finì sotto inchiesta, portandosi dietro la moglie Filomena Pilone, la figlia Dana, e il medico aquilano Carmine Marini (tutti incastrati dalle intercettazioni) che aveva rilasciato il certificato ritenuto falso, per evitare di presenziare al processo mare-monti, dove peraltro non è stato possibile ancora ascoltarlo.
Nella relazione dei carabinieri forestali, le intercettazioni telefoniche tra il medico e la moglie di Cantagallo non lasciano mlti dubbi: «Allora sei tu che non vuoi capire che io vado in galera», diceva il medico: «Non posso farti certificati falsi, me ne hai fatto fare uno 15 giorni fa... è falso, se tu mi dici che è vero mi stai a pigliare per culo, capito? Perché mi stai a lasciare nella merda». Nel procedimento D’Alfonso si è costituito parte civile.

