Estrazione dell’acqua di Popoli: Santa Croce vince la battaglia

Annullato il bando della Regione: nel mirino, l’utilizzo della sorgente da parte della San Benedetto I giudici impongono all’ente di rivalutare l’area da affidare in concessione con un nuovo appalto
POPOLI. La guerra legale ormai in corso da anni per la concessione che permetterebbe l'estrazione dell'eccellente acqua minerale delle sorgenti Sant'Angelo di Popoli, fa segnare un altro punto in favore di uno dei due concorrenti in campo: la Santa Croce di Canistro, riconducibile all'imprenditore molisano Camillo Colella, che cerca da tempo di poter subentrare al gruppo San Benedetto che da oltre tre anni opera in regime di proroga per la difficoltà della Regione a stilare un bando. I giudici del Tar Abruzzo ieri hanno depositato la seconda decisione a riguardo, annullando per la seconda volta il bando di gara: una decisione che peraltro arriva dopo oltre due anni di attesa per consentire al «verificatore» nominato dal Tar di giungere alle sue conclusioni. Una vicenda anche piuttosto ingarbugliata, resa ancor più complicata dal fatto che la San Benedetto è anche concessionaria della Valle Reale, limitrofa alla concessione oggetto del ricorso. E infatti i giudici, nell'accogliere i motivi aggiuntivi proposti dai legali della Santa Croce (gli avvocati Claudio e Matteo Di Tonno mentre la San Benedetto è assistita dall'avvocato Sergio della Rocca), dopo averne spiegato le ragioni, afferma testualmente che «si impone pertanto l'annullamento dell'intero bando con il conseguente obbligo della Regione di rivalutare l'intera area da affidare in concessione e le opere e stabilimenti su di essa esistenti (ivi inclusa la separabilità ai fini della effettiva utilizzazione delle acque delle due concessioni in modo distinto e autonomo), in modo da consentire quantomeno a qualsiasi aggiudicatario, a parità di condizioni e agevolmente, di realizzare sull'area così individuata le opere funzionali non solo alla estrazione, ma anche allo sfruttamento economico dell'acqua minerale e non porre il controinteressato in una situazione di obiettivo vantaggio quale quello descritto».
E questo riporta al fatto che attualmente, su quell'area che dovrebbe essere data in concessione, avviene anche l'imbottigliamento di Valle Reale. E infatti, facendo un passo indietro nella sentenza, i giudici scrivono: «appare pertanto evidente che, per come individuata l'area di concessione, non possono coesistere il diritto del concessionario di realizzarvi un manufatto per l'imbottigliamento e quello del concessionario limitrofo (ma anche controinteressato e concorrente nella odierna procedura) di mantenere lo stabilimento preesistente che, anche questo dato appare trascurato dal verificatore, non solo è, ancora oggi, funzionale alla utilizzazione dell'acqua del giacimento della concessione Sant'Anna, ma era anche funzionale alla utilizzazione dell'acqua della concessione in esame. Tutto ciò, peraltro, fa apparire senz'altro in una posizione di vantaggio il concessionario che già dispone e conserverebbe uno stabilimento in quella stessa area impedendo così ad altri di realizzarne uno proprio». E poi i giudici parlano anche della questione del numero di dipendenti e dichiarano infondato la «eccezione preliminare» della San Benedetto in relazione al precedente della Santa Croce, relativo a presunte irregolarità fiscali nella gara che si aggiudicò per la concessione mineraria Sant’Antonio Sponga nel Comune di Canistro.

