Esuberi Brioni, i sindacati: in 7 anni persi già 275 posti

Penne, conto alla rovescia per la grande manifestazione del 9 marzo a Pescara Appello a tutto il comprensorio: «La vertenza non riguarda solo i 1.200 addetti»
PENNE. Conto alla rovescia in vista del maxi sciopero Brioni in programma il 9 marzo. Si prennuncia una mobilitazione di massa sotto il palazzo della Regione che ospita l'assessorato alle Politiche produttive, in via Passolanciano, a Pescara.
Alla protesta, la prima programmata dalle sigle sindacali, non aderiranno solo i 1.200 dell'atelier di alta moda, ma l'intera comunità vestina, con la città di Penne in prima fila per protestare contro la decisione del gruppo Kering, holding francese che da qualche anno ha assunto la proprietà di Brioni, di tagliare circa un terzo dei dipendenti. A rischio esubero sono infatti ben 400 dipendenti. «Questa manifestazione» spiegano i rappresentanti sindacali Domenico Ronca (Filctem Cgil), Leonardo D'Addazio ( Femca Cisl Pescara) e Luca Piersante (Uiltec Uil), «non può essere circoscritta ai dipendenti Brioni, tutto il comprensorio vestino deve avvertire la vecessità di aderire allo sciopero del 9 marzo. Si stanno organizzando autobus che partiranno dagli stbilimenti di Penne e Montebello di Bertona. In questi ultimi sette anni» proseguono i rappresentanti dei lavoratori «Brioni, sia prima dell'acquisizione da parte gruppo Kering che dopo, ha utilizzato una svariata serie di ammortizzatori sociali. Dal 2009, con la cassa integrazione ordinaria, è stata attivata la prima procedura di mobilità volontaria che ha visto aderire i dipendenti più vicini alla pensione. Nella seconda procedura di mobilità volontaria, complice un incentivo più sostanzioso, circa 28 mila euro, hanno risposto anche lavoratori più lontani dalla pensione. Tra le due procedure sono uscite circa 122 persone».
In totale, a oggi, negli stabilimenti Brioni dell'area vestina sono già andati in fumo 275 posti di lavoro, più i 54 dipendenti che non hanno ppù un’occupazione tra Modena e Bologna a seguito della chiusura di Sforza, azienda che rientra nel brand Brioni. La necessità delle istituzioni locali, dei sindacati e, soprattutto dei dipendenti Brioni, è che la vertenza assuma sempre più un carattere nazionale per fare in modo che il governo centrale intervenga e apra una trattativa con la proprietà francese dell’azienda pennese che, negli ultimi anni, ha riscontrato un crollo delle commesse sul mercato.
«A questo punto», continuano i sindacati , «vogliamo un impegno da parte di Brioni, oltre che a presentarci il piano industriale, a esplorare tutte le attività di insourcing fattibili, ed andare ad esplorare tutte quelle attività che possono portare ulteriori volumi a Roman Style, sia all'interno che all'esterno del gruppo Kering, che consentano una crescita organica».
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